Studenti/L´avventura americana di Linda

Linda Pannacci è una giovane tifernate che ha vinto una borsa di studio negli Stati Uniti

di Enzo Rossi

Linda Pannacci ha vent’anni ed è da poco tornata dagli Stati Uniti, dove in meno di sei mesi ha conseguito un diploma in lingua inglese con il massimo dei voti e ha vinto una borsa di studio di 40 mila dollari che le consentirà di coronare il suo sogno: diventare medico chirurgo. È stata infatti accettata al college dell’università di Baltimora dove dal prossimo autunno inizierà a frequentare medicina. E i 40 mila dollari, che le verranno corrisposti in 4 anni in rate da 10 mila dollari l’anno, le permetteranno di ridurre notevolmente i costi dell’università. «Sì – ammette Linda – negli Stati Uniti gli studi costano molto, però la qualità dell’insegnamento è ottima. I compiti in classe, per esempio, li trovi già corretti, con voto e giudizio, il pomeriggio del giorno stesso in cui li hai fatti». Ma sono forse le gratificazioni, di cui i professori italiani sono spesso troppo avari, ad aver impressionato positivamente la nostra giovane concittadina: nella lettera che le comunicava di essere arrivata prima tra gli stranieri che avevano chiesto la borsa di studio, c’erano prima di tutto le congratulazioni dei docenti e dell’università. «I primi a festeggiare – ricorda – sono stati proprio gli insegnanti». I nostri, purtroppo, sono troppo demotivati, arrabbiati, sfiduciati per potersi concedere questi lussi. E spesso chi ne fa le spese sono proprio gli alunni. «Beh – osserva convinta Linda – quella dell’insegnante più che una professione dovrebbe essere una missione». Già. Bisognerebbe farlo sapere al nostro ministro Gelmini.
Fino a un anno fa gli Stati Uniti nell’immaginario di Linda erano presenti solo come meta delle vacanze, visto che lì risiedono da ormai una ventina di anni gli zii. Ma era Città di Castello, dov’è sempre vissuta e dove ha sostenuto gli esami di maturità, il suo orizzonte di riferimento. Così lo scorso anno, dopo aver conseguito il diploma, ha partecipato al test per iscriversi a medicina. Ma non è riuscita a superarlo («alcune domande – dice – erano molto strane, tipo chi era nel 1992 il presidente del Messico, oppure chi ha coniato per primo la definizione “Grande fratello”») e ha dovuto “ripiegare” su Biologia, con l’idea di ritentare la volta successiva. L’inizio dell’anno accademico a Perugia è stato però più complesso del previsto. «A volte – ricorda Linda – i docenti non venivano perché c’era uno sciopero, altre dovevo restare a Perugia una giornata intera per assistere a un’ora di lezione in un’aula strapiena di studenti dove si faceva fatica perfino a sentire quello che diceva il professore. Insomma, a fine novembre avevo combinato ben poco e non sapevo ancora su quali testi studiare». Così, quando è arrivata la proposta degli zii di trasferirsi a Baltimora, ha colto la palla al balzo e agli inizi di gennaio ha iniziato la sua avventura americana. Una esperienza che le ha riservato finora grandi soddisfazioni e, soprattutto, le ha aperto la strada per realizzare il suo sogno: l’iscrizione a medicina appunto. Negli Stati Uniti non c’è test d’ingresso e sono i risultati a fare la selezione. E questi ultimi stanno dando ragione a Linda. Nella sua borsa di studio sono comprese anche 20 ore di laboratorio presso il Johns Hopkins Hospital di Baltimora, al primo posto da 18 anni consecutivi nella classifica dei migliori ospedali d’America. È una grande opportunità che permetterà alla nostra giovane concittadina di farsi una importante esperienza sul campo.
Quello di Linda, della quale abbiamo raccontato molto volentieri l’esperienza, è l’ennesima testimonianza di una scuola italiana che per burocrazia, insipienza e mancanza di fondi continua a privarsi delle sue intelligenze migliori. Ma questo per i nostri ministri, indaffarati e preoccupati solo di mantenere il posto, evidentemente non è un problema.

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