Sport/Il sogno sfiorato

Sport, storie e aneddoti
Storia del calcio tifernate (8a parte)

di Giancarlo Radici

Dopo la festosa parentesi con i pluricampioni d’Italia del Football Pro Vercelli, tre giorni dopo la Tiferno si rituffò nel campionato. Mancavano due sole giornate alla fine dello stesso, ma erano quelle decisive.
Tale parentesi, tuttavia, rallegrò oltremodo il cassiere, grazie alle quattromila lire incassate anche se, i soliti maligni affermarono che il raggiungimento della cospicua somma fu reso possibile anche grazie al rispetto del «divieto delle entrate di favore anche con le tessere» (enunciato nel manifesto che aveva propagandato l’incontro).
A parte questo, sulle ali dell’entusiasmo i “baldi biancorossi” superarono il Chieti tra le mura amiche, grazie alla rete del centravanti-operaio Denicolai, e chiusero poi nel migliore dei modi il loro magnifico campionato superando in trasferta i molisani dello Zaratina. In quella occasione esordì, a soli quindici anni, Aldo Moretti, un altro dei miti del calcio tifernate, forse l’esordiente più giovane di sempre a vestire la maglia biancorossa. Era il 15 maggio del 1927.
In tutto l’Unione Sportiva Tiferno aveva disputato nove incontri vincendone sei, pareggiandone uno e risultando sconfitta in due sole occasioni, entrambe nel girone di andata. Aveva messo a segno sedici reti subendone otto.
Chiusa, quindi, nel migliore dei modi questa prima parte della stagione, i “baldi biancorossi” si accinsero fiduciosi e con il morale alle stelle a disputare il girone finale che avrebbe potuto portarli nella massima serie nazionale, l’attuale serie A!
A contendere loro l’ambita promozione, il Savoia di Torre Annunziata, la Ternana e il Messina che, come la Tiferno, si erano imposte nei propri gironi di qualificazione.
Il 5 giugno, giorno del primo incontro di finale, purtroppo le cose non andarono come i tifosi tifernati si aspettavano. La gara d’esordio contro la Ternana fu sfortunatissima e la Tiferno, pur giocando con la consueta gagliardia, alla fine dovette soccombere davanti al proprio pubblico per una rete a zero.
Sette giorni dopo spronati dall’orgoglio i biancorossi, misero a segno all’Elia Volpi un clamoroso dodici a zero contro il Messina, un risultato che ancora oggi segna il record di punteggio positivo, per i tifernati e, crediamo, negativo per la squadra siciliana.
Quello fu tuttavia l’ultimo grande risultato della stagione. La domenica successiva la Tiferno si recò a Torre Annunzia dove con un pari avrebbe potuto continuare a sperare. Purtroppo il Savoia, che già aveva collezionato due vittorie nei due precedenti incontri, si dimostrò avversaria insuperabile e i biancorossi, malgrado una strenua difesa, dovettero soccombere per due reti a una. I padroni di casa, ottenendo la terza vittoria consecutiva, misero una seria ipoteca per la promozione.
Il 26 giugno di ottant’anni fa tramontò, sul campo di Terni, anche l’ultima speranza. I tifernati si batterono come autentici leoni sfiorando ripetutamente il vantaggio con l’austriaco Kristinus, ma l’estrema sinistra di casa Bellini, trafisse l’incolpevole numero uno tifernate Belleli dando la vittoria ai rossoverdi avversari che si assicurano la seconda, anche se inutile, piazza nella classifica generale scavalcando proprio i biancorossi.
Le altre due gare finali non si disputarono per la rinuncia della squadra del Messina, che pure avrebbe dovuto giocare in casa, e, cosa più sorprendente, del Savoia che avendo già conquistato matematicamente la prima posizione finale rinunciò alla trasferta di Città di Castello. La Tiferno ebbe in entrambi i casi la vittoria a tavolino (due a zero) e la cosa, evidentemente del tutto normale in quei tempi, non ebbe ripercussioni sportive, leggi punti di penalizzazione per la squadra rinunciataria, come invece accade normalmente ai nostri giorni.
Per una serie di circostanze, anche sfortunate, quindi, non avvenne il miracolo.
Di quella stagione sportiva resta comunque nella storia del calcio tifernate la bella partita con la Pro Vercelli, la magnifica impresa sfiorata e quell’incredibile risultato (12-0) ottenuto a spese di una squadra, il Messina, che seppur ai giorni nostri decaduta, è stata in questi ultimi anni più volte protagonista in serie A. Oltre, naturalmente, all’esordio record di Moretti in prima squadra.
I protagonisti di quell’annata memorabile furono, Kristinus, Balocco, Olivero, Bertelli, Marcone, Morselli, Ferrero, Papi, Sarasso, Caldei, Bordone, Belleli, Denicolai, Marchi, Veggia, Nada, Aldo Moretti e Bosci. Il cannoniere dei biancorossi fu Kristinus con sei reti. Guidò la squadra anche dal punto di vista tecnico l’ungherese Mayer. Nomi che ai giovani di oggi dicono poco o niente, ma che allora erano sulla bocca e nel cuore degli sportivi biancorossi. Riuscirono a scrivere la pagina più bella dello sport tifernate e furono protagonisti acclamati di un calcio di altri tempi, sicuramente più genuino, dove anche società che oggi chiameremmo minori erano grandi protagoniste nella scena del calcio nazionale. Era il calcio che veniva dalle piazzette e dai vicoli, un calcio fatto di amore e sacrifici che, dopo essersi scontrato con l’opinione pubblica che lo considerava “disdicevole” e, bene che andasse, pericoloso per la salute di chi lo praticava, era riuscito clamorosamente a emergere. Aveva vinto quella “battaglia”. Era un calcio sicuramente diverso!

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