Servizi/E il conto lo pagano i dipendenti

Servizi. Il Comune non può più permettersi di ripianare i debiti di Polisport

di E.R.

Marchionne sta facendo scuola. Polisport è in crisi e i dirigenti hanno pensato bene di declassare tutti i 21 dipendenti. Un declassamento che significa ovviamente una significativa riduzione dello stipendio. La nuova dirigenza Polisport, composta dal presidente Mirko Pescari e dai consiglieri Angelo Monaldi e Simonetta Pordoli, in una nota del 20 ottobre ha comunicato alle organizzazioni sindacali che «la situazione economica e finanziaria in cui versa Polisport è tale da mettere in discussione la stessa continuità aziendale in assenza di manovre correttive immediate e dall’effetto strutturale». Del resto, aggiungono, questo è quello che chiede loro anche il Comune di Città di Castello che con una percentuale di partecipazione del 94,50% è di fatto l’azionista unico della società.
E gli interventi strutturali riguardano la gestione dei servizi (qualcosa è possibile limare sui contratti di fornitura e sulla rinegoziazione dei debiti con le banche), la revisione delle tariffe e, naturalmente, il costo del personale che ammonta a circa 900 mila euro e, scrive il consiglio d’amministrazione, rappresenta «quasi il 50% del totale dei ricavi consolidati dell’azienda».
Il Consiglio annuncia senza tanti giri di parole che è lì che intende tagliare in modo pesante: non erogherà quanto previsto dal contratto integrativo 2008-2010, non sottoscriverà nuovi contratti e da ora in avanti applicherà non più il contratto nazionale del turismo ma quello degli enti locali. E lo farà «in maniera francescana e adattando l’orario di lavoro alle esigenze organizzative di Polisport che sono di 40 ore settimanali». Traduzione: meno soldi a parità di lavoro, perché l’equiparazione francescana prevede di scendere di qualche livello nel passaggio al contratto degli enti locali. E, infine, scompare la figura del direttore generale, perché «vista la situazione, tutte le direzioni operative e settoriali renderanno conto al Consiglio di Amministrazione». La trattativa, dice Polisport, dovrà chiudersi entro e non oltre il 1° novembre. «In caso contrario l’azienda si troverà costretta a compiere valutazioni che vanno in altra direzione, a partire dal’espulsione di 4 esuberi». Insomma, o mangi questa minestra…
Per ora il maldestro tentativo del presidente Pescari di scaricare i costi di almeno 4 dipendenti su Sogepu tramite il loro trasferimento d’ufficio (perché questo era l’obiettivo) non ha avuto successo. I sindacati interni della società tifernate di smaltimento rifiuti, infatti, si sono opposti a una soluzione che avrebbe solo spostato ma non risolto il problema. Intanto i dipendenti Polisport, per sbloccare la situazione, hanno proposto una sorta di contratto di solidarietà: sono disponibili a restare a casa ciascuno una settimana al mese senza stipendio. Ma non è detto che questa responsabile proposta sia sufficiente a risolvere il problema.
La vicenda Polisport è per certi aspetti esemplare per il modo in cui si è amministrato il “pubblico” in questi anni. Cominciamo dall’inizio: non era necessario creare una spa per gestire gli impianti sportivi di un comune di 40 mila abitanti. Oltre che un assessorato allo sport dotato di una struttura tecnico-amministrativa, c’era pure Sogepu, l’altra spa a capitale pubblico, che per anni ha svolto questo compito. Polisport è stata funzionale soprattutto ai partiti politici che hanno collocato lì qualche loro dirigente voglioso di apparire, di gestire un piccolo potere, compreso quello di assumere qualche fedele compagno di partito. Nel frattempo la società si è ingrandita, ha acquisito competenze ma non è stata capace di gestirsi come una vera società per azioni. Forse perché era più importante assecondare i desiderata del politico di turno. E ora che l’azionista di riferimento non può più permettersi di ripianare i debiti, si presenta il conto ai dipendenti. Con il solito, collaudato, strumento dello scaricabarile, per effetto del quale le responsabilità scompaiono nelle nebbie della politica.

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