È ormai da oltre 30 anni che ci si invita a votare scegliendo la soluzione meno peggio. Nella prima Repubblica fu Bettino Craxi a consigliare di andare “tutti al mare” pur di non votare il referendum sulla preferenza unica. In seguito Indro Montanelli invitò a “turarsi il naso e votare Dc” per contrastare l’avanzata del Pci. A forza di scegliere la soluzione meno dolorosa si è andati sempre più giù. Fino a impattare Berlusconi, le olgettine, il bunga bunga, la nipote di Mubarak, il patto del Nazareno, Razzi e Scilipoti, il disfacimento dei partiti, l’avvento dei populismi. Poi il peggio è diventato il Pd di Renzi e il meno peggio il distacco della sua costola Leu, e il meno peggio del meno peggio votare, contro la sinistra disunita, Lega e M5S. Anche le leggi elettorali hanno subito la stessa parabola dal Mattarellum, al Porcellum, fino al Rosatellum che ha partorito i due populismi con i quali ci troviamo senza governo.
Per scongiurare un governo M5S-Lega, il meno peggio sarebbe un accordo Pd-5Stelle. Ma Grillo non ci sta, e allora il meno peggio è che il Centro-destra governi da solo, col Pd: insomma, si fanno le leggi elettorali per non far governare nessuno e poi si chiede di votare il meno peggio. Non è finita: se infatti non si dovesse formare un governo, il meno peggio sarebbe di tornare al voto. Ma cosa c’è di peggio del meno peggio!? 

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