SCUOLA/Ore 9, lezione di scienza

Città di Castello. Il professor Frank Burnet alle elementari

di Enzo Rossi

Capelli arruffati, barba bianca, lo sguardo ironico. Frank Burnet è un simpatico signore scozzese di un’età indefinibile (forse 65, forse 70 anni anni). È stato docente di comunicazione della scienza alla University of the West of England di Bristol fino a un paio di anni fa. Ora, come molti altri suoi connazionali, trascorre buona parte del tempo in Italia. In Altotevere per l’esattezza, dove continua a coltivare la sua passione per la comunicazione scientifica. E lo fa andando in giro per le scuole elementari di Città di Castello e dintorni, accompagnato da Patrizia Roncolato che traduce dall’inglese, a presentare ai bambini alcuni semplici esperimenti scientifici. L’associazione “Terre d’incontri”, che riunisce buona parte degli stranieri che hanno scelto di vivere in Altotevere, ha stabilito un rapporto privilegiato con il circolo scolastico diretto da Massimo Belardinelli. E così la scuola può utilizzare al meglio le molteplici competenze che possiedono i personaggi che fanno parte dell’associazione. Frank Burnet è uno di coloro che si sono spesi di più in questa attività di divulgazione scientifica. Ha già incontrato i bambini delle elementari di San Filippo, Montedoro, San Secondo e Monte Santa Maria Tiberina dove ha sede “Terre d’incontri”.
Abbiamo avuto modo assistere, grazie alla disponibilità del preside Belardinelli, all’incontro di Burnet con gli alunni delle elementari di Rignaldello. All’arrivo di quel signore dal comportamento scanzonato i bambini lo salutano con un sonoro good morning, al quale l’originale professore risponde con un altrettanto caloroso saluto. Dopo un rapidissima introduzione, si parte con gli esperimenti. Sul tavolo ci sono alcuni palloncini colorati, una decina di patate, dei bastoncini appuntiti, un’arancia, un bicchiere, un piatto di plastica, una bottiglia d’acqua, una bustina con del lievito, una bottiglietta di vetro, un contenitore di un rullino per le fotografie e una bottiglietta di aceto.
Burnet inizia i suoi esperimenti gonfiando un palloncino, porge quindi un piccolo bastone appuntito a una bambina e le chiede di forare il pallone. Al momento dell’inevitabile scoppio finge di tirarsi indietro spaventato. I bambini ridono di gusto. E Patrizia ci spiega sottovoce: «da ragazzo è andato a scuola di teatro». Il professore prepara quindi un altro pallone e dice ai ragazzi che riuscirà, senza farlo scoppiare, a far passare il bastone da una parte all’altra. Ce la fa, ovviamente. Poi domanda perché il pallone non è scoppiato. I bambini, dopo aver alzato educatamente la mano (una lezione di galateo per quei personaggi che tutte le sere si azzuffano nei talk show televisivi), rispondono a tono: ha forato il pallone nelle parti dove la gomma è meno tesa. Bravi, è vero, replica il professore. E spiega che la gomma ha la proprietà di aderire perfettamente attorno al bastoncino in modo da non far uscire aria. Poi domanda a bruciapelo: sapete cos’è la Formula uno? Tutti i bambini alzano la mano. Il mito Ferrari li ha già contagiati. E Burnet spiega che i serbatoi di quei velocissimi bolidi hanno una intercapedine di gomma che, in caso vengano forati da un oggetto appuntito a causa di un incidente, la benzina non uscirà evitando così incendi pericolosi. È, insomma, la stessa tecnica del palloncino.
Gli esperimenti continuano con il bicchiere colmo d’acqua chiuso da una fazzoletto di stoffa che se pur capovolto non permetterà all’acqua di uscire, con la patata forata da una cannuccia per le bibite, con una fettina di arancia nella quale vengono infilati tre fiammiferi e posta quindi in un piatto colmo d’acqua. il professore accende gli zolfanelli e poi li copre con un bicchiere, e l’acqua del piatto, come per incanto, vi si raduna sotto. Ma l’esperimento che sicuramente ai bambini “piace” di più è quello del cioccolatino con dentro la noisette. Se dopo aver cominciato a masticare la nocciola vi tappate il naso, dice il professore, non riuscirete più a percepirne il gusto. Diversamente da quello che comunemente si pensa, infatti, la maggior parte dei gusti si percepiscono con il naso e non con la lingua.
L’ultimo esperimento, quello che strappa l’applauso dei bambini, è col botto. Nel vero senso della parola. Il professore mette una puntina di lievito di birra nel contenitore del rullino, vi aggiunge un po’ di aceto e chiude il tutto con il coperchio, che spinto dall’anidride carbonica dopo una decina di secondi salta in aria. Burnet ripete l’esperimento con una bottiglietta: il tappo salta col botto, come quello di una bottiglia di spumante. E scatta l’applauso divertito di fronte alla faccia stralunata del professore che si finge spaventato. Il professore scozzese conclude la sua lezione particolare spiegando ai bambini che la scienza è intorno a noi. Dobbiamo solo rendercene conto.
Una foto di gruppo con Burnet inginocchiato per terra e tutti i bambini attorno suggella la simpatica iniziativa.

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