I risultati elettorali ci danno il quadro della sfiducia che l’elettorato ha raggiunto non solo verso i partiti tradizionali ma anche verso tutte le articolazioni sociali che compongono la società, i cosiddetti corpi intermedi: sindacati, partiti, organizzazioni di categoria, ecc. L’elettorato esprime la volontà di realizzare un rapporto fiduciario direttamente con il capo per poterlo poi condizionare. Quanto potrà durare? Un fenomeno che supera il populismo classico finora espresso nelle sue diverse formulazioni; una specie di ritorno a Masaniello, un’ubriacatura che condizionerà il nostro futuro: realizzare un rapporto fiduciario diretto tra capo e popolo. Un fenomeno prodotto dalla forte critica espressa alla democrazia rappresentativa e ai suoi dirigenti, che non ascoltano le esigenze reali del popolo, nella convinzione che agiscano solo per i loro interessi diretti.
Il primo obiettivo da abbattere è la costruzione dell’Europa unita, nella cui figurazione si riassumono tutte le difficoltà che vivono le persone: lontana, burocratica, estranea alla vita dei cittadini, causa prima dei concreti problemi del lavoro, delle crisi nazionali e vessatrice, con imposizioni di comportamenti e di tasse. L’Europa come immagine piena di speranze e di futuro, anche se tutto da costruire, sembra uscita dall’immaginario dei popoli europei. Tanti paesi: Austria, Ungheria, Polonia, Cechia, Slovacchia, che alzano barriere e si ribellano ai dettati dell’Unione, hanno governi populisti se non parafascisti. I risultati delle nostre elezioni spingono anche noi in quel gruppo. Lega e M5S sembra vogliano seguire questa strada, uscire dalla moneta unica. Unico freno l’incertezza del dopo. Questo vento antieuropeo è la causa prima di questa deriva, accentuata dalla politica degli Usa di Trump.
I risultati elettorali italiani premiano un non-partito fondato da un non-politico con sede virtuale in un indirizzo web; un movimento (?) o partito (?) che si autoproclama di destra e di sinistra contemporaneamente, oppure, a piacere, non di destra e non di sinistra come il movimento “En Marche”, in Francia, da cui Emmanuel Macron ha preso lo spunto per la sua iniziativa. L’unica differenza, ma sostanziale, è l’adesione di questo ultimo al rilancio dell’Unione Europea. Il movimento M5S è guidato da un ristretto vertice sorretto, a sua volta, da un sostegno della tecnologia digitale: “il sacro blog”. Insomma un melting pot politico non chiaramente individuabile con le letture classiche, come è avvenuto, in scala microscopica, qui a Sansepolcro nella cui giunta sono rappresentate forze di sinistra, di centro e di destra. Le aspettative suscitate da questo risultato sono notevoli, specie al sud dove la disoccupazione è altissima e le speranze di lavoro minime, pur nella diffidenza delle speranze tradite vissute in precedenza: il reddito di cittadinanza è il nuovo miraggio. Speriamo non si debba vivere una pericolosa deriva dovuta alla delusione.
Sul versante più marcatamente di destra si ripete in peggio l’esperienza berlusconiana. Ha vinto un imprenditore della paura, della sfiducia, della diffidenza, come va di moda in questi ultimi anni, che rispecchiano le sensazioni negative che vive la maggior parte degli italiani, specie al nord, dove la paura è colorata anche dalla perdita di futuro. Anche un portato della sempre maggiore precarizzazione del lavoro.
La prospettiva della costruzione dell’unità europea si è affievolita, e anche questo contribuisce all’idea che un futuro migliore non solo non è più realizzabile, ma addirittura è minaccioso e indecifrabile. Per i movimenti vincenti affrontare la realtà del governo del paese, diventerà un’immersione nelle difficoltà economiche e politiche, un bagno che li costringerà a ripensamenti e allineamenti alle politiche dettate dall’Europa. Pena il disastro economico. Con la conversione del M5S nella versione aggiornata della vecchia Dc e la Lega nella sua ruota di scorta.

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