testo di Alvaro Tacchini – foto nell’edizione cartacea di Enrico Milanesi

 

Le mura infestate

Eravamo partiti circa un anno fa, dalle mura urbiche, per documentare il degrado inaccettabile della nostra città. Oggi, impietosamente, la situazione si è aggravata, come testimoniano le fotografie di questo reportage. Le erbacce sono così cresciute da oscurare perfino la veduta della Palazzina Vitelli e del suo splendido loggiato. Davanti al Liceo Plinio il Giovane la situazione è ridicola: volte puntellate e rovi, alberi, erbe di ogni specie stringono in una morsa infernale, quel po’ che resta della rinsecchita fascia est della cinta muraria. Vien da chiedersi dove vivano i nostri amministratori, dove abbiano studiato, cosa abbiano imparato se non riescono a riconoscere il valore quasi unico delle sue mura di questa città. Ci si esalta per l’apertura della Pinacoteca ai matrimoni civili per fare cassa e si lascia degradare inopinatamente un patrimonio ineguagliabile. Avevamo proposto una mobilitazione dell’associazionismo culturale e del volontariato civico, utilizzando anche la mano d’opera straniera (che spesso non si sa come impiegare) sotto la direzione del Comune, con il coinvolgimento dell’Università e dell’imprenditoria privata per promuovere una ripulitura da erbacce e arbusti che con le loro radici sempre più profonde ne minano irreparabilmente stabilità e forma.
Avevamo citato anche esempi virtuosi a noi vicini: il recupero della pars rustica di Villa Plinio. Roba fatta in casa che basterebbe semplicemente copiare. Nulla di tutto ciò è avvenuto.
Riprendiamo il nostro giro cercando di metterci nei panni di un turista. E che cosa fa un turista oltre a guardare, camminare e fotografare? Ogni tanto ha anche bisogno di fare pipì.
Ma la città che un giorno sì e l’altro pure si gonfia il petto per dire “siamo pieni di turisti”, non ha un vespasiano dignitoso a portata di lui, l’osannato e ricercato turista . Ah, no! Anzi c’è: eccolo, a cielo aperto presso la ex Pretura.

 

Il Vespasiano

Dopo aver percorso corso Cavour, il nostro turista resta affascinato dall’antica facciata del palazzo del Podestà e, per apprezzarlo meglio, decide di entrare nel porticato. Nota subito delle biciclette parcheggiate, talvolta alla rinfusa; ma ci può stare… Nota il contenitore di un defibrillatore, donato da Rotary e C.R.I., pronto per interventi d’emergenza; “bene!” penserà… A fianco nota un totem per le informazioni turistiche, spento; non ne ricaverà certo una sensazione positiva, ma potrà pensare che è un guasto temporaneo. Infine, se inopinatamente farà qualche passo più in là, oltre a scorgere muri luridi di graffiti, sentirà un tanfo di piscio da voltastomaco. E sì, perché la parete a sinistra dell’atrio, di fronte all’ingresso del tribunale, sta diventando un orinatoio, specie nel week-end.
Ora immaginate che idea si porterà dietro di Città di Castello quel turista. E non è solo questione di turismo: il voltastomaco viene a tutti i tifernati che passano di lì. E insieme al voltastomaco lo sconforto per essere cittadini di una città così incivile.
Dopo le prime proteste raccolte dagli uffici comunali, la SOGEPU ha preso a disinfettare l’atrio. Inizialmente lo faceva una volta la settimana. Purtroppo non basta!
Dicono che a pisciare su quel muro siano dei giovinastri che vanno lì a scaricare la birra e il vino tracannato in locali del centro storico. Trovate un modo di fermarli, perdio!

 

La mobilità ecologica

Che fine hanno fatto le biciclette pubbliche?
Intanto, l’indomito, il turista non si ferma. Fa caldo e quasi quasi prenderebbe una bicicletta per far prima la sua visita al centro e nei quartieri. Gli hanno detto che sotto le logge Bufalini ci son quelle pubbliche messe dal Comune qualche anno fa per facilitare la mobilità leggera, ecologica e alternativa. Che novità! Corri, corri qui c’è proprio civiltà avrà pensato. Ma arrivato sotto le logge, si guarda intorno e non vede nemmeno le rastrelliere un tempo esposte per i grulli a cui l’hanno data a bere. Qualcuno gli dice: «L’hanno messe giù all’ansa, che sta qui a poca distansa» Seguono due indicazioni e il nostro parte a ritroso e presto arriva all’ansa del Tevere. Ma anche qui, che sorpresa! Le rastrelliere ci sono, e pure due belle pensiline. Ma, ahimé!, di biciclette pubbliche neanche l’odore. Hanno girato una sola estate, ma qualcuno c’ha mangiato.

 

L’imbuto

Sicuramente non il nostro, che sottoposto alle spinte incontenibili provenienti dai paesi bassi si è rimesso subito in marcia verso nord, approdando alla zona industriale in mezzo a un traffico terribile da cui non riesce a venir fuori, perché finisce in un imbuto presso il McDonald. E non sa, il tapino, che proprio lì si sta costruendo un altro megasupermarket a cui bisognerà trovare uno sbocco alternativo. Ma occorrerà molta immaginazione per poter uscire indenni da quella strozzatura. Intanto intravvede i resti di quella che era nata come una pista ciclabile e vi si butta dentro convinto di aver risolto il suo problema motorio. Ma è soltanto una illusione, perché il serpentone circondato di cemento, prima deviato, poi interrotto, altro non è che un parcheggio aggiuntivo situato tra una entrata e l’altra delle innumerevoli aziende del posto. E, peraltro, pieno di sporcizia, fra poco sarà adibito a pascolo e alpeggio. Anche qui i buontemponi han creduto alla conversione ambientalista del Comune solo perché aveva ottenuto una regalia di soldi pubblici a ciò destinati, che altro non era se non un escamotage per fare cassa. In altre parole, per incassare i soldi di un progetto finalizzato al cablaggio della zona industriale, era necessario prima dare prova di buona condotta ecologica. Fare una pista per ottenere il malloppo. I soldi sono arrivati ma la pista, rapidamente degradata, sopravvive a spezzoni impraticabili.

 

L’ex scuola Garibaldi

Cose fatte all’italiana, avrà pensato il nostro illustre turista per di più straniero, che abbiamo lasciato in preda alle sue contorsioni e con un sol pensiero: un vespasiano per favor: perché non si trova e dov’è il mistero? Ritorna precipitosamente verso il centro. In piazza Garibaldi c’è una scuola: ecco, guarda, s’avvicina con cautela: sotto i pali che sorreggono la volta che sta per collassare c’è un ingresso. E se c’è l’accesso è possibile che vi sia anche il cesso. Ma purtroppo l’entrata è transennata e la scuola abbandonata. La moglie guarda in fraccia il di lei marito e inviperita gli sparacchia una frasaccia: me se dì ‘n du’ mè portata?! (traduzione dialettale).

 

L’ex Ospedale

Allo stremo delle forze il turista corre verso l’ospedale, ma sbaglia direzione, e finisce a quello vecchio trovandolo transennato.
Ecco il pitale pubblico
Per fortuna il parcheggio dove ha lasciato la macchina è vicino. D’improvviso, un sospiro di sollievo: finalmente ai Frontoni può slacciare i pantaloni. Proprio a fianco della sua macchina c’è l’agognato orinatoio: che liberazione! Ci fermiamo qui. La vista dell’unica toilette pubblica può bastare a descrivere da sola a cosa si è ridotta la città rinascimentale e turistica. ◘

 

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