Il governo è un acquitrino mefitico. Aggiunge altra melma l’inquietante rivelazione che Berlusconi avrebbe “comprato” la Lega. Una domanda riecheggia dal mondo: perché in Italia non siete indignati?

di Marco Bani

Magari siamo pochi, ma siamo molto più che indignati. Proprio preso dal turbamento indotto dalle malefatte della cosca di governo ho nei giorni scorsi iniziato questo pezzo partendo dai molti, troppi, spunti forniti dalla cronaca politica, economica e giudiziaria.
Avevo impostato l’articolo sul “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Con crescente sdegno avevo cominciato ad elencare le “amicizie” equivoche di Berlusconi che avrebbero dovuto vietargli l’accesso a qualsiasi responsabilità pubblica. Sul foglio andavano componendosi vita e miracoli di Licio Gelli (P2), di Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri (mafia), di Craxi, di Previti, per arrivare ai faccendieri Carboni e Bisignani. Poi Verdini e le news entry Lavitola e Tarantini, col corredo di circa 35 puttanelle, ivi comprese 3 o 4 minorenni. E anche Renato Schifani, pluri-indagato per mafia. E Gheddafi, e gli altri dittatorelli?
No. Ho realizzato che circostanziare queste cattive frequentazioni avrebbe richiesto un intero libro.
Allora mi ero buttato sull’economia, che non è materia mia, ma mi pareva che anche un bambino potesse capire che un governo che già si trovava ad avere un debito pubblico record al 104% del Pil non poteva aumentarlo fino al 120% attuale se non condannando il paese al rischio default. Avevo iniziato a parlare di Bot e dello spread e di quanto costasse in interessi la permanenza di un premier internazionalmente sfiduciato e inseguito dalle procure di mezza Italia.
No. L’economia turbo-capitalistica iper-finanziarizzata mi dà l’orticaria.
Ho pensato allora di concentrarmi su scandali meno noti, come gli interessi privati collegati ai gasdotti russi, o ai misteri montenegrini con l’intreccio di affari e sesso connessi al costruendo elettrodotto trans-adriatico. O agli affari con Panama mediati da Lavitola.
No. Occorrerebbe saperne di più.
Tornare sul conflitto di interessi? Sulla legge elettorale truffa? …mmm … sarebbe importante perché da questi elementi trae origine la maggior parte del malaffare e un Parlamento che vanta la maggior concentrazione criminale al mondo.
No. L’edizione on line contiene miei precedenti articoli su questi temi.
E concentrarsi sulla vacuità del Pd che si limita difendere i privilegi di casta inscenando un’opposizione di facciata? No. Sarebbe fuorviante. Nonostante tutto il macigno da spostare si chiama Berlusconi, gli altri sono ciottoli meno ingombranti, ancorché da scansare dalla strada della rinascita.
Ero stato poi tentato dal commentare la lettera con cui la Banca Centrale Europea ha dettato le condizioni per salvare l’Italia, mentre per Berlusconi e Tremonti “stavamo meglio degli altri”. L’argomento è intrigante perché rivela una pesante ingerenza sull’indipendenza di uno stato suggerendo non solo il saldo finale, ma anche il merito dei provvedimenti. Poco noto è che la Bce è una banca essenzialmente privata. Ovvio che suggerisca agli stati provvedimenti da ultradestra ultracapitalistica come conviene ai suoi dirigenti multimilionari.
Avevo poi deciso di soprassedere dal parlare dei provvedimenti sulle intercettazioni, meglio noti come “legge bavaglio”. Sono in discussione in questi giorni, ma bisognerà vedere a bocce ferme cosa prevederanno. Si tratta della madre di tutte le leggi ad personam. Si tenta di porre la pietra tombale alla libertà di informazione e un intralcio colossale alla magistratura inquirente.
Vedremo.

Allora eccomi con lo spunto definitivo. Quanto vi dirò presenta una novità sconvolgente e inquietante. Nessuna ipotesi fantapolitica ha potuto contemplare la realtà che stiamo vivendo. Avevo già sottolineato il patto indissolubile tra Bossi e Berlusconi pur non sapendolo spiegare, anche alla luce delle pubbliche accuse di mafiosità che il senatur negli anni ’90 aveva rivolto a Berlusconi. Adesso ne sappiamo di più.
L’ex direttore della “Padania” Luigi Moncalvo riferisce che la fedeltà del Carroccio al premier dipende dal ripianamento di tutti i debiti contratti dal partito di Bossi. La prova sta in una lettera del giugno 2000 dell’allora tesoriere di Forza Italia Giovanni dell’Elce indirizzata alla Banca di Roma. In essa si afferma che il partito è fideiussore per 2 miliardi di lire per qualunque debito la Lega contragga. Questa lettera fu scoperta da Mario Calabresi che allora lavorava per Repubblica. Siamo alla sconcertante rivelazione di un partito che ne compra un altro per garantirsi un alleato e una maggioranza. Questo spiega perché la Lega, sull’orlo del fallimento, si sia poi ripresa. Oltre alla fideiussione avrebbe avuto la garanzia, nero su bianco, che Berlusconi avrebbe ritirato le denunce per diffamazione in seguito alle accuse di mafia pubblicate sulla Padania e reiterate in pubblico da Bossi. Alcuni dicono che Berlusconi si sia comprato anche la titolarità del logo della Lega che apparteneva per 1/3 rispettivamente a Bossi, a sua moglie e al senatore Giuseppe Leoni.
Anche il giornalista Gilberto Oneto conferma pubblicamente un patto stipulato da un notaio nel 2000 tra Berlusconi e Bossi per ripianare i debiti della Lega. Moncalvo ci rivela che le trattative furono condotte da quell’Aldo Brancher che fu ministro per 17 giorni, eletto nonostante l’incombente condanna della Magistratura. E questo spiegherebbe perché fu fatto ministro contro ogni logica.
Alcuni testimoni parlano di molti miliardi passati da Berlusconi a Bossi-Lega e riferiscono di vantaggi che dal contratto sarebbero venuti anche per Bossi che avrebbe ottenuto i primi passi del federalismo, mentre avrebbe appoggiato Berlusconi in una progettata elezione diretta del Presidente della Repubblica con garanzia di immunità giudiziaria per ben 7 anni.
Pur senza l’esibizione delle carte recuperate da Calabresi ne avevano parlato in questi anni la giornalista Rossana Sapori e il giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasimini. Recentemente ne ha scritto Michele De Lucia nel libro edito da Kaos Dossier Bossi-Lega nord. L’autore non è stato né smentito né querelato. Anche il leghista della prima ora Francesco Speroni all’epoca ha confermato pubblicamente l’esistenza di un patto Berlusconi-Lega depositato presso un notaio di Milano. Da allora Speroni è stato costretto a tirarsi da parte.
Capisco ora perché con tanta sicurezza Berlusconi possa garantire che con Bossi c’è un patto indistruttibile. Avevo pensato a qualcosa di politico, ancorché borderline, invece sembra trattarsi di un patto notarile con probabile penale per chi venga meno.
Squilla il telefono. Il direttore mi rimprovera di essere sempre l’ultimo a consegnare il pezzo.

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