Politica locale/L´AFFANNOSA RICERCA DI UN CANDIDATO

Ecco com´è stato silurato Boncompagni e com´è nata la candidatura Frullani

di Gaetano Rasola

La storia della formazione delle liste di centrosinistra, a Sansepolcro, può dare indicazioni interessanti sui conflitti e sulla schiettezza e onestà civile che li ha animati. Riassumiamo brevemente le puntate precedenti. Verso la fine di novembre dello scorso anno si aprono le trattative per affrontare le amministrative e formare una coalizione di centrosinistra tra Pd, Sel, Idv, Federazione della sinistra. Si raggiunge un accordo di massima sia sul programma, sia sul regolamento delle primarie per l’elezione del candidato sindaco. Per quanto riguarda queste ultime si fissa anche una prima data di svolgimento per la metà di dicembre, che poi slitta. Il candidato del Pd è il suo segretario: Michele Boncompagni, gli altri partiti della coalizione presentano Danilo Bianchi. Dopo un breve tentennamento, nel Pd si apre una discussione sulla regolarità della sua ammissione. È vero che sono state raccolte oltre cinquecento firme sul suo nome ma qualcuno eccepisce che una non chiarissima norma prevede che, essendo iscritto al Pd, debba avere anche la firma di almeno il 20% degli iscritti. Ma lui è iscritto in un altro paese, quali firme sono necessarie? Quelle di Sansepolcro o quelle di Anghiari? Inoltre è tuttora il sindaco di Anghiari. Nell’attesa di chiarire il problema, Danilo Bianchi viene escluso dalla competizione.
La discussione all’interno del Pd deve essere stata abbastanza aspra e la sentenza vissuta, da alcuni come una prepotenza insopportabile. Così in sei escono dal Pd e danno vita ai “Democratici per cambiare” che appoggia la coalizione e il programma dei partiti della sinistra. Sono i più giovani, il più vecchio ha meno di trent’anni, ma già hanno assunto impegni di peso nel partito: un presidente di circolo, il segretario dei giovani democratici del paese, un consigliere provinciale, tre membri della direzione provinciale e nazionale del partito.
La cosa suscita scalpore in città, ma non nell’apparato. La valutazione della rivolta, evidentemente, è considerata di modeste conseguenze e i giovani recuperabili con i soliti mezzi sotterranei. Anche perché un buon samaritano s’è messo in moto per ricucire lo strappo. Fa brutto vedere un partito di vecchi cacciare i pochissimi giovani che si sono accostati speranzosi. Così viene avvicinata la deputata del Pd Donella Mattesini, cui si racconta l’incapacità del Boncompagni a far politica (mancanza di iniziativa, incapacità a far gruppo, a sostenere iniziative, a manifestare sulle problematiche cittadine e non, ecc.) ma soprattutto la sua impopolarità che porterebbe alla sconfitta. Ma questo è un aspetto secondario rispetto alla divisione provocata nel partito, alla ferita che ha allontanato una parte importante di dirigenti su un problema che è stato definito cruciale proprio dal Pd: le primarie. Ma il buon samaritano non si ferma a lei, avvicina anche Walter Verini, il mitico segretario dell’ancor più mitico Walter Veltroni. Sono i due politici che più si sono impegnati per introdurre nel Pd la prassi delle primarie malgrado le tante controversie che hanno provocato. Veltroni ne ha goduto personalmente, nominato segretario del Pd con tre milioni e mezzo di voti, dopo aver abbandonato Roma da sindaco, mentre aveva ancora due anni di mandato per chiudere la legislatura. E sì, perché Bianchi è stato anche accusato di aver lasciato la carica di sindaco ad Anghiari quando mancava un anno alla scadenza del mandato. Reato grave nel Pd, se non si è Veltroni, tanto che gli è stata spedita una lettera di licenziamento, pardon, una lettera di espulsione per questo. La vicenda è un po’ pasticciata, non si capisce bene. Forse si aspetta l’esito del voto per chiarire. Le iniziative dei due (Verini e Mattesini), se sono state prese, si sono scontrate con Meacci, il segretario provinciale. È irremovibile nel sostenere Boncompagni. Almeno questo è quanto appura il buon samaritano.
A questo punto, però, scoppia la vera grana per l’apparato. Tredici “senatori” sono anche loro convinti che Michele porterà il partito alla sconfitta, la sua faccia non è spendibile, i cittadini dicono che sia un vagabondo (politicamente parlando). È perciò necessario trovare un altro candidato capace di contrastare Bianchi che, ai loro occhi, appare molto più forte di Michele e vincerà la battaglia rivoluzionando, di conseguenza, anche tutti gli equilibri politici cittadini. Inoltre sarebbero capaci di incrinare quello zoccolo duro su cui si conta tanto. Una riflessione che, dopo qualche discussione, anche feroce, conquista tutto l’apparato e Michele Boncompagni viene liquidato malgrado la sua strenua resistenza. Inizia un’affannosa ricerca. Ma i nomi capaci di contendere a Bianchi la vittoria in città non se ne trovano. Viene ingaggiato Andrea Laurenzi, ma non tutti sono convinti. Troppo nuovo, poco conosciuto anche se ha una faccia spendibile. Rientra in gioco Verini che, dopo il suggerimento di Zanchi, si spende per convincere Daniela Frullani a scendere in campo. Il buon samaritano aveva sperato che questa difficoltà a presentare un loro candidato non provocasse l’eliminazione di Michele Boncompagni ma il ripensamento a fare le primarie di coalizione. Con la sicurezza che avrebbe vinto comunque il Pd. Purtroppo il pericolo Bianchi è evidentemente insostenibile per l’apparato. La Frullani ha accettato con moltissima difficoltà. Tra l’altro ha detto che non aveva intenzione di affrontare l’intricato ginepraio del piano strutturale di Sansepolcro. Ma alla fine è stata convinta a mollare.
Il buon samaritano, non avendo digerito questa posizione vistosamente incoerente di Verini circa le primarie, c’è rimasto malissimo. A Città di Castello si sono svolte e ha vinto un socialista contro il candidato ufficiale del Pd. Perché non sono state ostacolate, anzi favorite? Eppure Verini ricorda quanti ostacoli ebbe a superare nella competizione con Orsini per la rozza chiusura dell’apparato. Perché le primarie a Sansepolcro sarebbero state una “cazzata”? Perché Bianchi ha “abbandonato” la missione di sindaco ad Anghiari un anno prima della scadenza naturale? Veltroni non ha lasciato Roma due anni prima della scadenza naturale? Ora verrà al Borgo a fare propaganda per la Frullani. E se qualcuno gliene chiedesse conto?

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