L’eclissi dell’etica/“Ti mangerò per ultimo”

Suggestioni di una partecipante al convegno

di Patrizia Gioia

Nozze d’argento per questo XXV Convegno a Città di Castello de l’altrapagina, dove ancora una volta l’ospite Achille Rossi ha saputo coniugare Conoscenza e Amore. Il tema di questo anno portava in sé la feconda e inquietante domanda: esiste un’eclissi dell’etica?
Dussel, Barcellona e Mancini, i passionari relatori di questo anno hanno, ciascuno con la propria cosmovisione, sostato nella domanda perché quello che ogni vero Convegno ha da fare è tentare nuove strade per la prassi, senza certezza alcuna di dove porteranno, invitando ogni partecipante a non sostare nel mortifero status quo, ma a divenire co-creatore della realtà che, oggi più che mai, ha necessità di una mente cuore mano, davvero incamminati verso l’umano. Come sempre porto a condivisione alcuni spunti, ognuno di noi poi si comporterà secondo coscienza, un organo ancora in via di fioritura, non di sviluppo. Imparare a non dire parole vane e morte è la prima importante riflessione, dunque iniziare a vedere ed ascoltare col cuore cosa la parola “sviluppo” (globalizzazione) ha portato nella nostra vita sociale e iniziare una conversione radicale.
Walter Benjamin: per comprendere la storia è necessario un messianismo materialista.
H. Cohen: il metodo dei profeti consisteva nel prendere il posto dei poveri e da qui iniziare a fare la diagnosi del sistema.
Allora potremmo chiederci, se esiste un’eclissi dell’etica, di che etica stiamo parlando? L’etica della proprietà?, del danaro?, del sistema capitalistico?, dei banchieri?, della finanza? Beh, certamente tutto questo è in crisi, ma certamente non è questa l’Etica, quel movimento che viene più dal cuore che dalla mente e che tiene insieme me e l’altro, indissolubilmente, tenacemente, amorevolmente.
Il povero è l’epifania di Dio, e oggi, come già scriveva Bonhoeffer anche il cristianesimo è pervertito, perché cristianesimo e Vangelo sono due cose molto differenti, e oggi la Chiesa è fuori dalla realtà. Una religione che cammina a fianco all’uccisione, al furto, alla guerra nulla ha a che vedere con quella religione che “relega” uomo mondo divino, che ci sprona a non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te.
W. Benjamin: la piccola porta dove può entrare il messia. Ed il messia è ognuno di noi, è ogni uomo che sa che la vita è un viaggio, dove il modo di esistere si intreccia consapevolmente e responsabilmente con ogni altro. Nel 1968 e a proposito del movimento giovanile, La Pira scrive: il ’68 sono i giovani che come le rondini cercano la primavera in inverno. La sentiamo in queste parole la poesia della creazione, del nuovo che aspira alla vita? Questa crisi invece non ammette critica, i giovani sono stati manganellati nelle scuole, quando cercavano di comprendere quello che non riuscivano a comprendere del mondo dei padri. Ma il cuore dei padri deve convertirsi verso i figli e le figlie, tentando di cercare la verità che è nascosta nel reale, non di divenire irrealtà. Mentre noi siamo diventati merce, risorse, esuberi, l’economia, parola tradita che invece significa “governo della casa” è la sconfitta dell’altro perché è solo alla mia di vita che guardo.
Ma non gridiamo vittoria, ché nella vittoria è sempre insita anche la sconfitta, siamo diventati tutti il furbo Ulisse a cui Polifemo dice: “ti mangerò per ultimo!”, ma ancora non lo vogliamo vedere. Grecia, Spagna, Italia … l’Europa è un piccolo pesce per i grandi stomaci dei pochi che ormai dettano legge. Ma la legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge e chi continua a credere che ciò che la legge non proibisce si può fare, beh, non avrà ancora molta strada, prima o poi sarà mangiato.
L’uomo è ricco di bisogni, ma qui la ricchezza è intesa in senso creativo, divento me stesso e trasformo il mondo, mentre noi siamo schiavi dei finti bisogni che ci costringono ad avere. Il bene è l’adesione alla realtà, aderendo al bene fiorisce la mia umanità. È di questo che necessitiamo, perché il cattivo rispecchiamento che quotidianamente attuiamo, porta al male, e non solo lo vediamo, ma lo viviamo sulla nostra pelle.
Ecco allora che l’etica si riillumina, riacquista l’energia della verità della sua parola creatrice di realtà, etica come relazione col bene attraverso gli altri, etica come esodo da me stesso, come appello al decentramento, come amore per il dono che sono alla vita. L’etica è uno sguardo sul cambiamento nella relazione responsabile con l’altro. L’ospitalità me la insegna lo straniero, come la paternità e la maternità me la insegna il figlio e la figlia che arriva, come il maestro mi insegna a dilatarmi e a crescere nell’esposizione alla vita e all’altro. Educare non è informare. Quanto da fare per i nostri nuovi figli! Ogni identità è una promessa e l’etica è un processo di responsabilizzazione. E allora: democrazia, conoscenza, partecipazione, educazione, nonviolenza, amore (i rapporti amorosi veri non sono strumentali), costituzione (che possiamo migliorare nell’incontro con le altre culture), cambiamento dell’economia, disarmo della finanza (il danaro non è merce, ma misuratore del valore della merce), giustizia, spogliazione della menzogna (ormai dilagante in tutta la nostra vita, Tv, media, scuola, sanità, ecc.).
Per concludere, anzi per iniziare a meditare e agire nel qui e ora responsabilmente, potremmo dire che l’etica è fiducia nelle parole, mentre la violenza è il loro fallimento. Forse dovremmo tutti fare come fece Gesù quando gli chiesero cosa fosse la Verità, non disse nulla. La Verità accade nella relazione e la relazione è da creare ogni giorno, in quel cammino pacificato che deve nascere prima in ognuno di noi, dove saggezza e amore sono inseparabili.
Cristo ha introdotto 4 modi d’essere, che dovremmo tenere presenti e allenare in ogni momento della nostra vita:
• non ci sono eletti;
• perdona e ama il tuo nemico; ama te stesso;
• non di solo pane vive l’uomo.
Se questi semi fiorissero nella nostra personale vita, l’Etica profumerebbe e feconderebbe ogni Vita. •

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