Le buone pratiche/Discorso ecologico, buone pratiche e utopie concrete

a cura della Fiera delle Utopie Concrete

Ad ascoltare un personaggio importante del centrosinistra nel suo discorso estivo per alzare il morale degli amici/compagni a una delle Feste Democratiche e rassicurarli che il futuro del paese sarà in buone mani una volta che il centrosinistra sarà subentrato all’attuale governo, l’ascoltatore ambientalista si sente profondamente perduto. In che cosa si esprime, secondo questo ex-segretario del più grande partito di sinistra, l’incapacità della presente maggioranza? Nel pasticcio di manovra che vede ogni giorno una nuova versione più dilettante di quella precedente. E va bene. Qualche battuta sul presidente del consiglio. Non può mancare. E gli errori della politica estera? Frattini ha fatto arrivare l’Italia seconda solo dopo la Francia nella Libia post-Gheddafi. Seconda per che cosa? I contratti per il petrolio? Libia come mercato per le esportazioni italiane? L’ascoltatore ambientalista avverte un forte disagio che non si scioglie, malgrado la prospettiva ottimista, nelle sue conclusioni, secondo cui si comincia a vedere la fine del tunnel: con un prossimo governo di centrosinistra la crescita tornerà insieme al benessere. Grande applauso.

Dopo, a cena sotto la tenda con le donne volontarie che cercano di sfamare la grande folla di ascoltatori (va detto, con carne biologica), all’osservazione che il relatore non ha toccato neanche una volta il tema dell’ambiente, che non c’è stato un singolo riferimento al modello di sviluppo imperante, figuriamoci una qualsiasi riflessione sulle alternative, ma una piena sintonia con il coro assordante di “crescita, crescita, crescita”, con il quale destra e sinistra rispondono alla presente crisi, i commensali hanno risposto con una generale alzata di spalle. Beh, si è vero, però questo non era il momento per un discorso ambientale, era l’occasione per infervorare e galvanizzare la gente, per tirarla fuori dalle prospettive lugubri di una crisi economica che si sta delineando. Come dire: se tutto va bene, si può anche aggiungere qualche riflessione sull’ambiente e dire che vogliamo tutti bene alla natura, quando però la situazione è seria parliamo delle cose serie, come ad esempio del petrolio della Libia.
Il “petrolio verde” quindi, come qualcuno chiama (in modo non del tutto felice) le biomasse legnose delle nostre foreste, non sono roba seria? Ovviamente no. Almeno non sono entrate nel radar di coloro che decidono nella politica italiana e nella quale varrebbe la pena impegnarsi; non per arrivare primo o secondo in qualche stupida competizione, ma per fare un passo fuori da questa logica e rendere il paese meno dipendente dalla necessità di affermarsi nel regnante sistema competitivo di stati nazionali. Però, sarebbe troppo facile attribuire la debolezza del discorso ecologico semplicemente all’ottusità della politica o addirittura della società italiana, contrapponendo altri paesi, come la Germania, come esempi lampanti di chi ha capito la strada del futuro.

Il discorso ecologico in Italia è davvero debole e merita riflettere sulle ragioni per le quali l’episodio raccontato rappresenti solo un sintomo. Il discorso ecologico ha tanti buoni argomenti a suo favore: la capacità di futuro, i posti di lavoro della Green Economy, il miglioramento della qualità dell’ambiente e della vita, la sicurezza, eccetera. Perché quindi continua a essere così debole 20 anni dopo il vertice mondiale sull’ambiente di Rio che ha instaurato la sostenibilità come valore guida della comunità globale, se ha degli ottimi argomenti a suo favore? Perché gli argomenti dei limiti, del “meno, meglio, più lento, più bello”, contano poco rispetto a una realtà fondata sul più grande, più alto, più veloce, ma soprattutto quando hanno contro di loro un immaginario di crescita, progresso e mobilità radicato profondamente nella struttura mentale ed emotiva degli individui e della collettività che solo in piccola parte è cosciente. Sì, qualche crepa si è aperta. Per chi vuole vedere ci sono forti segnali, anzi indicatori quantitativi ben precisi che ci dicono che la crescita non aumenta più il benessere. Ma questi segnali della crisi di un modello di sviluppo che negli ultimi due secoli per una piccola parte dell’umanità ha funzionato alla grande non si auto-spiegano. Richiedono – ed è questa la sfida per l’ambientalismo italiano – una visione coerente e ispiratrice di una società post-crescita, di un futuro desiderabile che abbia immediata plausibilità e rilevanza per la vita quotidiana della grande maggioranza degli italiani di oggi.

Questa visione non può essere un prodotto intellettuale pensato alla scrivania ma deve partire dalle esperienze in atto, come insisteva giustamente Alexander Langer, quando ha dato vita alla Fiera delle Utopie Concrete. Oggi però queste singole esperienze di qualche quartiere senz’auto, qualche gruppo di acquisto solidale, qualche iniziativa di car pooling, non solo sono sconnesse ma manca anche tra la maggior parte degli attori la consapevolezza di far parte di un insieme di tante realtà piccole e meno piccole che sono punti di partenza verso una società post-crescita. Il progetto “Pagine Verdi” (www.paginegreen.eu) dell’Agenzia Utopie Concrete, che sarà presentato il 20 ottobre alla Fiera delle Utopie Concrete 2011, è un tentativo di far emergere questa “comunità della sostenibilità”. Oltre all’immediata utilità dello strumento, le Pagine verdi vogliono dimostrare quante sono le attività in Umbria che contribuiscono alla capacità di futuro della regione. Perché inutile insistere con qualche bravo politico nel sostenere che siamo davanti a una profonda svolta economica e culturale per un futuro sostenibile, se gli stessi attori del cambiamento non ne sono consapevoli.

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