Il tema del mese/Classi pollaio crerscono

Le prime classi di medie e superiori sono quelle con il maggior numero di alunni. Ma anche alle elementari è sempre più difficile garantire i servizi con minor personale e più alunni

di Enzo Rossi

A leggere i dati del 2011 sembra che le forbici della Gelmini abbiano soltanto sfiorato le scuole dell’Altotevere: alle elementari non ci sono classi pollaio, il tempo pieno ancora resiste come pure la figura degli insegnanti di sostegno. E il dato aggregato che ci ha inviato la direzione scolastica regionale umbra segnala spostamenti in alto di qualche decimale nel rapporto tra il numero degli alunni e quello delle classi rispetto all’anno precedente. Ma, si sa, la statistica è spesso bugiarda perché accomuna in un unico calderone situazioni molto diverse.
Massimo Belardinelli, dirigente scolastico del 1° Circolo di S. Filippo (scuola materna ed elementare), che conta complessivamente 970 iscritti, ci descrive una realtà molto complessa in cui per mantenere i servizi a volte bisogna compiere dei veri salti mortali. «Rispetto al 2006 – dice – abbiamo 8 insegnanti in meno e 80 bambini in più. Nonostante ciò, siamo riusciti a garantire il tempo modulare (una sorta di tempo pieno) anche alle elementari di S. Pio X». Ma se il Ministero continua a tagliare sarà sempre più difficile riuscire a rispondere a tutte le richieste delle famiglie. «Per ora – aggiunge – ce l’abbiamo sempre fatta, grazie a un personale meraviglioso, docente e ausiliario, che non dice mai di no». Qualche anno fa, ricorda il preside, avevo a disposizione 30 bidelli, oggi sono solo 22 distribuiti in 12 plessi. Per fortuna nel 1° Circolo il fenomeno del precariato è molto ridotto (su 130 persone solo 9 hanno un incarico annuale) e ciò consente di programmare le attività con un po’ di respiro in più rispetto ad altre realtà. Insomma, pochi ma buoni. Finché dura. In alcuni casi, infatti, si è raggiunto il limite e se si continua a tirare la corda potrebbe saltare tutto.
Alle elementari, per esempio, ci sono diverse classi con 25 alunni, mentre alle materne si arriva anche a 29, però, precisa il preside, nelle ore di punta sono presenti due insegnanti. Più complicato invece è rispettare il rapporto di 1,96 metri quadrati per ogni alunno stabilito dalle norme, perché «in molti plessi le aule erano state pensate per classi più piccole». E allora, quando è possibile, si cerca di dirottare qualche bambino in una scuola dell’altro circolo didattico presente in città.
Quella degli insegnanti di sostegno è un’altra questione che sta molto a cuore a Massimo Belardinelli, che tenta come può di far fronte alla situazione. Ma, confessa, «ogni giorno è più dura». Attualmente al 1° Circolo sono presenti 16 bambini con bisogni educativi speciali e gli insegnanti previsti sono 8, oltre a uno che si è dichiarato disponibile a svolgere interventi aggiuntivi. Ma la scuola può anche contare sui cosiddetti fondi “Prina” (Programma regionale integrato per la non autosufficienza) che Comune e Asl mettono a disposizione quando è necessario tamponare qualche emergenza.
Forse a qualcuno potrà apparire strano, ma la presenza di bambini stranieri nelle scuole della città è in diminuzione. Dice il preside: «qualche anno fa avevamo una presenza di stranieri alle elementari che si aggirava attorno al 20 per cento. E a noi non dispiaceva affatto, perché abbiamo sempre considerato la multiculturalità una risorsa e non un handicap. Ora la percentuale è scesa al 19. E si abbasserà ancora nei prossimi anni, se i nuovi ingressi nelle prime elementari non saliranno oltre i 3-4 bambini per classe come succede adesso. Gli alunni di nuova immigrazione, poi, sono pochissimi, meno del due per cento, gli altri sono nati qui. Tant’è vero che su 190 stranieri presenti nel 1° Circolo, solo una ventina hanno difficoltà con la lingua».
Nelle scuola media la variazione più significativa ha riguardato l’accorpamento della due scuole presenti in città, la Dante Alighieri e la Pascoli, guidate ormai da un unico dirigente scolastico che dovrà dividersi tra i due plessi. Ma le difficoltà causate dalla disposizione che prevede di aumentare il numero degli alunni per classe (il tetto sale da 25 a 30) si fanno sentire anche alla scuola media tifernate. Soprattutto nelle prime classi. «Sono quelle – ci dice il dirigente Roberto Cuccolini – le classi dove le presenze sono più numerose. In sette su undici abbiamo 28-29 alunni per classe». E lì si ripropone il problema dell’affollamento che rende più difficile la didattica. Il Ministero con un escamotage ha stabilito che non si debba tener conto della norma che stabilisce che ogni alunno debba avere a disposizione 1,96 metri quadrati, ma l’affollamento debba valutarsi in base al numero degli alunni per piano. Forse così si può risolvere il problema della sicurezza, ma non certo quello della didattica.
Le scuole superiori di Città di Castello sono state interessate da una riorganizzazione che le ha ricomprese tutte in tre grandi poli: liceale, tecnico e professionale, guidati ciascuno da un dirigente. È accaduto così che il Salviani (geometri e ragionieri) sia stato accorpato al Franchetti (Itis) e il Cavallotti (commerciale e alberghiero) al Patrizi-Baldelli (Ipsia e agraria). E i dirigenti debbono sdoppiarsi per assicurare la presenza nei diversi istituti. Sul piano degli iscritti colpisce l’aumento di quasi 100 studenti al Liceo, più del doppio rispetto all’anno scorso. Ma c’è una spiegazione. Ce la fornisce Luigi Chieli, commissario del Distretto scolastico n. 1: «Finalmente Città di Castello ha ottenuto il sospirato Liceo scientifico. E la gran parte degli alunni che si recavano a Sansepolcro quest’anno si sono iscritti al Plinio il Giovane di Città di Castello. Infatti lo Scientifico biturgense ha perso quest’anno ben tre sezioni».
Ma è l’affollamento il problema vero delle scuole superiori tifernati. E sono soprattutto le prime classi a essere penalizzate. Al Liceo, ci dice la dirigente Rossella Mercati, su un totale di 18 classi ce ne sono 2 con 27 alunni e due con 28. Nelle altre la presenza è di 24 -25 studenti. La stessa cosa accade al Franchetti e al Salviani dove la classi più numerose raggiungono i 30 alunni. «Ci consoliamo con il fatto che ci sono anche realtà con 34 studenti – dice sorridendo la dirigente Valeria Vaccari – ma la situazione è molto difficile. Adesso, con la stagione così calda, sembra davvero di essere in un pollaio». Il problema è che le classi non erano state pensate per un numero così elevato di studenti. E l’effetto pollaio diventa inevitabile. I dirigenti cercano in tutti i modi di rendere la situazione meno pesante (dividono le classi, utilizzano i laboratori), ma il problema rimane. E a farne le spese è soprattutto la didattica (sempre meno personalizzata) e, di conseguenza, gli alunni. Se a tutto questo aggiungiamo la carenza cronica di risorse che non permette alle scuole di aggiornarsi da un punto di vista tecnologico (al Liceo, per esempio, mancano computer e lavagne interattive) e una formazione dei docenti che avrebbe dovuto partire prima della riforma e invece è ferma da anni, è difficile pensare che una scuola così mal messa possa continuare a sopravvivere ancora per molto tempo. Ma questa è l’Italia, purtroppo.

Iscritti alle superiori dell’Altotevere nell’anno 2009-2010-2011
(i dati si riferiscono agli iscritti al 1° anno)

Polo liceale

Liceo Plinio il Giovane    72   59 153
Classico e, dal 2011, scientifico

Ist. Sup. Umbertide 131 162 203
Scientifico

Polo tecnico

Ist. Salviani    95   71   51
Tecnico, commerciale, geometri

Ist. Franchetti 117 130 104
Tecnico, industriale, scientifico

Polo professionale

Ist. Cavallotti 103   93   91
Commerciale, turistico, alberghiero

Ist. Patrizi-Baldelli    70   71   67
Artigianato, industria, agricoltura

scuola privata

Liceo S. F. di Sales    31   19   22
Psico-pedagogico (ex Magistrali)

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