Fibre naturali/Progetto cercasi

Dopo il convegno di Umbertide di nove mesi fa, è calato il silenzio

di Pierluigi Bruschi

" E se non fosse solo un romantico progeto?” così, all’inizio di quest’anno titolavamo il nostro articolo che riferiva di un seminario sulle fibre tessili naturali svoltosi a Umbertide nel Novembre dell’anno scorso. A distanza di nove mesi, del progetto non si sa più niente e il rischio è di perdere anche la parte romantica. A conclusione di quell’incontro si erano assunti importanti impegni: la realizzazione di un centro per le fibre naturali, un progetto di cooperazione tra il comune di Umbertide e il Perù, un piano di lavoro della Cna (Confederazione dell’artigianato) per il coinvolgimento di imprese del tessile. L’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini, da parte sua, si impegnò per la costituzione di un marchio umbro del tessile naturale, per politiche di sostegno a questo settore in un’ottica di filiera regionale e per l’istituzione di un tavolo permanente di coordinamento. Non solo non vi è traccia di tutto questo, ma non se ne vedono neanche i preparativi e le premesse. È la solita storia, si annunciano progetti innovativi e per questo si chiamano esperti e studiosi, ma poi non si realizza niente per la semplice ragione che la classe dirigente che dovrebbe attuarli, in molti casi, non ha le conoscenze e forse neanche le sensibilità necessarie. Ma non possiede neanche l’umiltà di rivolgersi a chi conosce e sa fare per il timore di perdere il controllo della situazione. Tutto ciò che esce dalle proprie abitudini viene visto come una minaccia al proprio ruolo. In questo caso ciò che spaventa è dover collaborare fra settori (artigianato e agricoltura), fra aziende, sostituire vecchie produzioni o coltivazioni con delle nuove, mettersi in rete, fare progetti in comune e dover gestire insieme le risorse, spartirle con altri e, quindi, non poterne decidere la destinazione a proprio piacimento. L’individualismo diventa un valore e la competizione (che non dovrebbe essere il contrario di collaborazione) una lotta per conservare se stessi. Così si continua a operare sulle fibre chimiche, che dovremmo lasciare ad altri, e si abbandonano quelle naturali, dove saremmo avvantaggiati per la nostra storia e per la peculiarità del nostro territorio. Rinunciamo insomma alla possibilità di creare un prodotto di qualità, esclusivo e rappresentativo di questo territorio, che ricollega l’agricoltura con il tessile e che potrebbe rappresentare uno dei modi per dare nuovo respiro e prospettiva alla nostra economia.
E pensare che qui non si partirebbe da zero, esistono esperienze in corso, che potrebbero rappresentare un buon supporto per avviare iniziative, come il consorzio Arianne, sorto per offrire servizi alle imprese in questo settore e l’azienda Maridiana del Niccone, che da anni produce fibre pregiate. Non a caso queste due realtà vengono coinvolte dalle altre regioni per realizzare i propri progetti. Sì, perché nel frattempo sono aumentati in Italia i movimenti e le iniziative per ricreare le filiere delle fibre naturali, il loro consumo è sempre maggiore e anche le grandi imprese, già affermate sul mercato internazionale, si stanno dedicando alla moda del naturale. E le altre regioni, anche a noi limitrofe, non stanno a guardare. Nelle Marche, ad esempio, nel mese di maggio scorso la Cna della provincia di Ancona, in collaborazione con il consorzio Arianne, ha coinvolto centinaia di studenti per rafforzare la necessità di una migliore conoscenza dei materiali naturali. Il progetto si propone di creare gli strumenti per un ricambio generazionale nelle imprese del settore tessile-abbigliamento e nuove opportunità di produzione agricola legata all’industria, il tutto in un rapporto di collaborazione tra mondo della scuola e mondo dell’impresa, con l’intento di stimolare consumi più consapevoli attraverso la valorizzazione della moda ecosostenibile e delle fibre naturali. La manifestazione si è conclusa con la presentazione di realizzazioni di studenti di alcuni istituti e alcune imprese significative del territorio. La partecipazione di Loro Piana (azienda leader della lana e del cashmere) al progetto suddetto è la dimostrazione dell’interesse per il tessile naturale anche da parte del mondo industriale.
Un secondo esempio di forte interesse per questo settore ci viene dal Piemonte e precisamente da Biella, dove ad aprile scorso è stato organizzato un seminario sulle lane e la Camera di Commercio di quella provincia ha deciso di finanziare un centro raccolta di questo prodotto. A pochi chilometri di distanza, al Ricetto di Candelo, uno dei borghi medievali più belli d’Italia, in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, veniva rappresentato il genio e la creatività degli artigiani d’Italia, una rassegna insomma, per valorizzare “l’intelligenza delle mani” italiane. L’obiettivo era di favorire il connubio arte, moda, artigianato e l’abbinamento artigianato-territorio per offrire ai giovani l’opportunità di essere continuatori della tradizione e rifarsi agli antichi mestieri per costruire nuove professionalità. Artigiani di varie regioni italiane esponevano le loro opere, creando così un vero mercato d’eccellenza artigianale, dove prevalevano soprattutto il design, la moda, la tessitura e la sartoria e non mancava la tintura naturale.
L’Umbria, guarda caso, era rappresentata dalla Maridiana del Niccone con le sue lavorazioni artigianali di fibre pregiate. Questo per dimostrare che se si vuole realizzare qualcosa di importante in questa direzione bisogna crederci, non basta fare un convegno ma occorre mettere in rete istituzioni, aziende e banche, creare cultura e consapevolezza, stimolare i giovani e offrire loro le opportunità, interessare la scuola. Ed infine ci vuole l’umiltà e la capacità di valorizzare le competenze esistenti e le esperienze già avviate coinvolgendole nel progetto.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici nostri e di terze parti. Cliccando o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie
Cosa sono i cookies ?