ECONOMIA/C’era una volta lo stato sociale…

Le politiche sociali in Italia

Nell’arco di pochi anni il governo ha deciso di ridimensionare quel che resta del welfare, tanto che dal 2008 al 2011 gli stanziamenti di bilancio si sono ridotti del 51,8%

di Rodrigo A. Rivas

Nel bel paese, in attesa della riforma regressiva del sistema pensionistico, il drastico ridimensionamento dei fondi statali per le politiche sociali deciso con la manovra finanziaria per il 2011 potrebbe segnare la fine di importanti politiche socio assistenziali. Infatti, la legge di Stabilità 2011 (ex legge Finanziaria) ed il Bilancio di previsione 2011 dello Stato, approvati in via definitiva dal Senato il 9 dicembre 2010, rappresentano la più pesante riduzione della spesa sociale degli ultimi anni. Ciò malgrado, complici la situazione politica nazionale (il voto di sfiducia al governo si votava il 14 dicembre 2010, e la politica ridotta allo scontro parlamentare) e le pesanti pressioni dell’Unione Europea e degli organismi internazionali (Fmi e compari), sono state approvate senza grandi discussioni.
A volte i numeri illustrano meglio delle parole la situazione. Per cui ve li propongo (vedi tabella), con pochi commenti e, a scanso di equivoci, aggiungendo che si tratta di numeri ufficiali, facilmente verificabili dagli atti del Parlamento.

Osservazioni sui tagli della Finanziaria
e i 10 Fondi a carattere sociale

1. Il taglio più significativo riguarda il Fondo nazionale per le politiche sociali (Fnps). La configurazione di questo Fondo è stata operata dalla Finanziaria 2001 e dalla legge 328 del 2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).
La Finanziaria 2010 ha stabilito che gli oneri relativi ai diritti soggettivi, tra cui le agevolazioni a genitori di handicappati, gli assegni di maternità, quelli per i nuclei familiari e l’indennità per i lavoratori affetti da talassemia major, in precedenza finanziati da una quota del Fnps destinata all’Inps, siano ora finanziati tramite appositi capitoli di spese obbligatorie iscritti nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Le risorse del Fnps, principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali attraverso la quota del fondo ripartita tra le regioni (che a loro volta attribuiscono le risorse ai comuni, che erogano i servizi ai cittadini in conformità ai Piani sociali di zona).
Come si osserva nella tabella, nel 2008, al netto delle risorse dedicate ai diritti soggettivi, gli stanziamenti del Bilancio di previsione dello Stato relativi al Fnps – destinati in gran parte alle regioni – erano pari a 929,3 milioni. Nel biennio successivo il governo Berlusconi li ha ridotti drasticamente: 435,3 milioni previsti per il 2010 e, per il 2011, ha prospettato, di fatto, lo smantellamento del Fondo riducendo lo stanziamento a 73,8 milioni di euro (-82,7% rispetto al 2010). Con questa decisione, la progressiva diminuzione delle risorse destinate alle Regioni – 670,8 milioni del 2008, 518,2 milioni del 2009, 380,2 milioni del 2010 (si veda il dossier della Conferenza delle Regioni) – arriva praticamente al termine: nel 2011, infatti, il quasi azzeramento di questi trasferimenti mette in dubbio la sopravvivenza di oltre dieci anni di lavoro di costruzione della rete territoriale dei servizi sociali.
Malgrado ciò, in sede di discussione e approvazione in Parlamento si è registrato un lieve miglioramento. Infatti, il Fnps ha avuto un finanziamento aggiuntivo di 200 milioni di euro. L’art. 1, comma 38 della legge di Stabilità, recita: «Per l’anno 2011, lo stanziamento nazionale per le politiche sociali … è incrementato di 200 milioni di euro». Il giorno dopo, la maggior parte dei media (depistati?), ha annunciato urbi et orbi che gli stanziamenti per le politiche sociali erano stati aumentati di 200 milioni. In verità, l’incremento si riferisce solo alle stime preliminari del ministero del tesoro e solo al Fnps, che è solo una delle voci di trasferimento. E, malgrado questo “incremento”, nel 2011 il Fnps è pari a 237,8 milioni. Dato che erano 435 milioni nel 2010, la diminuzione è stata uguale al 40,7%.

2. La manovra di bilancio per il 2011 cancella totalmente lo stanziamento destinato al Fondo per la non autosufficienza, istituito dalla Finanziaria 2007 e finalizzato a garantire su tutto il territorio nazionale l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali in favore delle persone non autosufficienti. Le risorse destinate al Fondo, pari nel 2007 a 100 milioni (di cui 99 attribuiti alle regioni), erano salite a 300 milioni nel 2008 (di cui 299 alle regioni) e a 400 milioni nel 2009 (di cui 399 alle regioni) e nel 2010 (di cui 380 alle regioni). La cancellazione del fondo avviene proprio quando – secondo una recente Ricerca promossa dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali – ci sono almeno 2,6 milioni di persone non autonome per svolgere le normali funzioni quotidiane, e le risorse pubbliche destinate a sostenere le disabilità e la non autosufficienza sono assolutamente esigue, in assoluto e in rapporto al resto dell’Europa.

3. Il Fondo per le politiche della famiglia, istituito dal Decreto legge 223 del 2006, era destinato a finanziare il funzionamento dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, l’elaborazione del Piano nazionale per la famiglia, il sostegno delle adozioni internazionali, le iniziative di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il fondo di credito per i nuovi nati e alcuni interventi relativi ad attività di competenza regionale. Nel 2008 il Fondo poteva contare su 346,5 milioni, nel biennio successivo gli stanziamenti sono stati dimezzati (186,5 milioni nel 2009 e 185,3 milioni nel 2010). Nel 2011 le risorse destinate al Fondo sono state ridotte del 71,3%, rispetto al 2010, scendendo a 52,5 milioni. Ciò con buona pace della tanta retorica sulla necessità di mettere al centro le famiglie tramite un welfare più orientato, teletrasmesso unanimemente da tutte le forze politiche.

4. Il Fondo per le politiche giovanili, istituito dal Decreto legge 223 del 2006, finalizzato al finanziamento di progetti per la promozione del diritto dei giovani alla formazione culturale e professionale e all’inserimento nella vita sociale, attraverso interventi riguardanti il diritto all’abitazione e l’accesso al credito. Nel 2008 il Fondo era stato finanziato con 137,4 milioni, scesi a 79,8 milioni nel 2009 e a 94,1 nel 2010. Nel 2011 gli stanziamenti sono stati ridotti a 12,8 milioni (-86,4% rispetto all’anno precedente).

5. Pure il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, previsto dalla legge 431 del 1998, è stato pesantemente ridimensionato. Gli obiettivi del Fondo erano due: la concessione di contributi integrativi destinati al pagamento dei canoni di locazione ai conduttori aventi i requisiti minimi richiesti, e il sostegno delle iniziative intraprese dai comuni tese a favorire la mobilità nel settore della locazione attraverso il reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati. Nel 2008, il Fondo aveva ricevuto risorse per 205,6 milioni. Nel biennio successivo gli stanziamenti sono stati ridotti a 161,8 milioni nel 2009 e a 143,8 nel 2010. Nel 2011 sarà praticamente cancellato, con la riduzione delle risorse disponibili a 33,5 milioni (-76,7% rispetto al 2010). Sempre nel 2011 dovrebbe essere introdotta la cosiddetta “cedolare secca sugli affitti”, che prevede un’aliquota unica del 20% per la tassazione dei canoni di locazione relativi agli immobili a uso abitativo. Elaborando i dati della Relazione tecnica del decreto, si deduce che la cedolare secca comporta un risparmio per i proprietari immobiliari pari a ben 852 milioni annui.

6. Il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito dalla Finanziaria 2007, era già stato azzerato negli anni scorsi (i 100 milioni stanziati nel bilancio di previsione 2008 sono stati cancellati dal Decreto legge 93 del 2008). Nessun finanziamento è stato previsto negli anni successivi.

7. Anche il Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio educativi per la prima infanzia, previsto dalla Finanziaria 2007, era stato azzerato precedentemente: finanziato con 446 milioni nel triennio 2007-2009, di cui 100 milioni nel 2009, non è stato più rifinanziato a partire dal 2010.

8. Pure il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, istituito dal D.L. 223 del 2006, è stato quasi completamente smantellato: dai 64,4 milioni stanziati nel 2008 si è passati a 30 nel 2009, 3,3 del 2010 e 2,2 nel 2011.

9. Il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, introdotto dalla legge 285 del 1997 e destinato alla realizzazione di interventi a livello nazionale, regionale e locale a favore dell’infanzia e dell’adolescenza è invece rimasto sostanzialmente invariato: 43,9 milioni nel 2008 e 2009 e 40 milioni nel 2010 e seguenti.

10. Infine, sono stati drasticamente tagliati gli stanziamenti destinati al Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza, istituito dalla legge 230 del 1998. Dai 299,6 milioni del 2008 si è scesi a 171,4 milioni (2009) e 170,3 milioni (2010). Dal 2011, le risorse per il Servizio civile nazionale (Scn) verranno abbattute a 110,9 milioni (-4,9% rispetto al 2010).
Dopo il picco toccato nel 2006 (4.100 progetti finanziati e 45.890 volontari avviati), il Scn ha registrato negli ultimi anni un progressivo ridimensionamento. Nel 2009 sono stati finanziati 2.154 progetti con l’avviamento di 30.377 volontari. Dei 29.878 volontari avviati in Italia, 18.238 (il 61% del totale) sono stati impiegati nel settore dell’assistenza. Il taglio dei finanziamenti è destinato a produrre un ulteriore, forte calo delle attività di valenza sociale promosse dal Scn.
 
Conclusioni
I dieci fondi a carattere sociale presi in esame (quattro dei quali istituiti nel 1997-1998 e sei nel 2006-2007) potevano contare, nel 2008, su stanziamenti complessivamente pari a 2 miliardi e 520 milioni nel bilancio di previsione dello Stato. La diversa scala di priorità del governo Berlusconi e la crisi dei conti pubblici (a sua volta derivata dai soldi regalati alle banche, dalla regressività del sistema fiscale, dall’evasione fiscale e dal calo delle attività economiche determinato da queste politiche), si sono materializzate in un netto calo delle risorse statali destinate alle politiche sociali, scese a 1 miliardo e 851 milioni nel 2009 (-30,5%) e a 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15,9%). La manovra di bilancio per il 2011 segna un ulteriore, drastico taglio, abbassando gli stanziamenti di bilancio a 524,7 milioni.
Una riduzione di tali proporzioni (-51,8% tra il 2008 e il 2011), avrà come inevitabile conseguenza la cancellazione o il forte ridimensionamento di una gran parte delle iniziative e servizi sociali. Inoltre, essendo molti di questi gestiti da enti territoriali a loro volta colpiti duramente dalla manovra di finanza pubblica, bisognerà aggiungere i più che probabili tagli da parte dei Comuni (ammesso che la Regione riesca a rispettare gli impegni assunti, mantenendo costanti gli stanziamenti del Fondo Sociale Regionale per i prossimi anni).

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