Dossier/Una nuova sfida educativa

Doposcuola di Riosecco

La presenza crescente di ragazzi immigrati rappresenta un’importante opportunità per una istituzione che vuol fare della relazione e della convivialità la sua bandiera

di Alessia Bartolini

Sono trascorsi 40 anni da quell’ottobre 1971 quando don Achille decise di avviare un lavoro educativo con i ragazzi di Riosecco, ma i presupposti pedagogici su cui si è costruito e le finalità educative che persegue, gli conferiscono la dignità di progetto educativo quanto mai attuale. Il Doposcuola può essere inserito a pieno titolo tra le agenzie formative che, all’interno dell’esperienza dell’educazione permanente, contribuiscono a creare quel sistema formativo integrato, frutto di una dialettica multidimensionale tra le diverse istituzioni, formali e non, deputate alla formazione dei ragazzi. È comunque possibile registrare un importante collegamento tra gli andamenti sociali del presente e le nuove difficoltà educative che don Achille si trova a vivere con i suoi ragazzi. L’antropologia inespressa e non spiegata della società dei consumi fa dei ragazzi, dei giovani sempre più soli, più aggressivi con delle importanti ricadute dal punto di vista educativo. L’individualismo, infatti, finisce per inaridire e sterilizzare i rapporti interpersonali. La continua corsa a rincorrere le mode e i modelli della TV, della pubblicità e del WEB si manifesta, inoltre, in un sempre più diffuso senso di passività. Aumenta la sensazione di impotenza, di scoraggiamento rispetto a un accadere che sovrasta. La sfida del Doposcuola è proprio quella di offrire una possibilità educativa a tutto tondo, aiutando concretamente i ragazzi a dare un significato alla propria vita.
Come scriveva Illich, i giovani vivono in un mondo in cui «il linguaggio ci parla, il sapere ci pensa e il diritto ci agisce. Il linguaggio si riduce all’emissione e alla ricezione di messaggi; il pensiero all’accumulazione delle informazioni; il diritto al regolamento del piano»; più che pensanti sono pensati da pensieri altrui che li rendono sempre più passivi e la passività rischia di sfociare in un gregarismo massificante in cui il tutto non si differenzia dai tutti. L’attitudine alla problematizzazione nei giovani oggi è spesso assente; la tendenza alla comprensione, in molto ambiti, inesistente. Gli studi sociologici più recenti individuano nella crescente tendenza alla massificazione e al gregarismo sociale la maggiore preoccupazione di chi, lavorando da anni con e per i ragazzi, avverte la minaccia al loro costituirsi persona.
Al Doposcuola, invece, don Achille presta molta attenzione allo sviluppo del pensiero critico, nella consapevolezza che sia l’unico strumento attraverso il quale i giovani possono elaborare autenticamente la loro esperienza. La società ha bisogno di loro: di ragazzi coscienti della propria ragione e dell’importanza della loro presenza attiva per riscrivere, con il loro apporto creativo, la società di domani sulla base di paradigmi di giustizia e uguaglianza. Per contrastare questa forte spinta all’omologazione, hanno però bisogno di modelli educativi significativi di adulti che si impegnino con loro, che entrino in sintonia con le loro emozioni e con le loro storie di vita, per affrontare insieme un lungo cammino di libertà personale e sociale.
I ragazzi devono sperimentare la possibilità di esercitare la propria libertà, in relazione con le altre libertà. La società, infatti, non è costituita da ingranaggi indipendenti tra di loro. è l’interazione tra tutte le sue parti che garantisce il corretto funzionamento della macchina. In questo senso, il regime di autonomia dei ragazzi al Doposcuola vuole stimolarli verso l’indipendenza organizzativa, promuovendone il pensiero creativo e sollecitandoli allo stesso tempo alla relazione collaborativa, anche perché, per contrastare il virtuale in cui sono immersi, i giovani manifestano un bisogno sempre maggiore di pratiche concrete che possano dar voce alle loro emozioni e alle loro sensazioni.
Il Doposcuola, oggi, è chiamato anche a una ulteriore sfida educativa. L’avvento della società globale ha favorito nuovi processi di immigrazione e anche il Doposcuola riflette la pluralità di presenze che caratterizza la nostra società. Negli ultimi anni si registra una partecipazione crescente di ragazzi immigrati, che rappresenta un’importante opportunità per un’istituzione che vuole fare della relazione e della convivialità la sua bandiera, anche perché, come scriveva don Milani, «ogni popolo ha la sua cultura e nessun popolo n’ha meno di un altro». La sfida interculturale dispone i ragazzi a un confronto autentico, lontano dagli stereotipi sociali condivisi, a un rapporto di mutua priorità, in cui ciascuno conserva la propria originalità in un libero dare e ricevere.
L’egocentrismo adolescenziale che, come insegnano gli psicologi tende a escludere il punto di vista altrui, unito alla presenza di un certo retaggio culturale di supremazia della civiltà occidentale, fa affiorare maggiormente in questi giovani la tendenza etnocentrica che è in ciascuno di noi e può pertanto rendere più complesso lo scambio autentico tra le diversità. L’allenamento quotidiano al confronto con l’altro è, pertanto, un prerequisito indispensabile alla reciproca conoscenza e alla creazione di una mente accogliente.
Del resto il Doposcuola, sin dal suo sorgere, è stato pensato come luogo nel quale le diversità potessero convivere e incontrarsi; e così i piccoli sono stati chiamati a lavorare con i grandi, i maschi con le femmine. Ciò è necessario, afferma don Achille, perché solamente dall’incontro con ciò che è altro da sé ciascuno può arricchirsi e crescere come persona.
1971-2011: due contesti sociali molto diversi, accomunati però da un bisogno: aiutare i ragazzi a crescere liberi e responsabili; e una certezza: i ragazzi hanno bisogno di adulti significativi, in grado di proporre loro modelli esistenziali autentici che li aiutino a liberare i loro talenti e a riconoscere le proprie emozioni, in un clima relazionale conviviale e di fiducia.
Grazie don Achille.

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