Dossier/Italia in crisi

Disarmare i grandi predatori

di Achille Rossi

Non c’è bisogno di essere economisti navigati per accorgersi che quella che stiamo attraversando non è una normale crisi economica, ma il fallimento di un sistema che ha permesso alla speculazione finanziaria senza limiti e senza regole di devastare l’economia reale.
La finanza ha avuto sempre un ruolo importante in economia, ma come sostegno alla produzione di beni e di servizi; quando invece si è trasformata in una maniera di fare i soldi con i soldi, speculando sulle monete, trasferendo capitali da un luogo all’altro del pianeta, determinando la politica degli Stati, è diventata l’elemento distruttivo delle società. Si è avverata così la profezia del vecchio Keynes che, quando il capitalismo fosse diventato esclusivamente finanziario, avrebbe dovuto fare l’eutanasia di se stesso.
Quello che sorprende è che tale processo predatorio non sia chiaramente avvertito nella vita sociale, o meglio, che se ne colgono gli effetti perversi, ma non se ne individui la causa. La gente si lamenta per i tagli alle pensioni, ai consumi, per la flessibilità del lavoro, ma non scopre la radice da cui tutto questo procede. Siamo stati culturalmente colonizzati dall’ideologia neoliberista, che ci ha fatto credere che la crisi discendesse dall’eccesso di consumi della popolazione, invece che dalla logica folle del sistema. Non è un caso che nel mondo 10 milioni di persone abbiano in mano una fortuna che ammonta a 24,7 triliardi di dollari, 247 seguito da undici zeri. In Italia l’1% della popolazione possiede il 10% del reddito nazionale e un operaio della Fiat deve lavorare 117 anni per guadagnare quello che Marchionne porta a casa in un anno.
Se ne accorgerebbe anche un bambino che c’è qualcosa che non va. I cittadini devono riprendere in mano il proprio destino e chiedere alla politica di imporre le regole alla finanza, di ripubblicizzare parte del sistema bancario, di rendere inoffensivi i grandi predatori, prima che tutto scoppi e si producano nuove macerie.
La crisi, che ha aggredito i salari dei lavoratori, poi i loro risparmi e adesso le loro pensioni, continuerà inesorabilmente nel suo lavoro di demolizione della società, finché la protesta dei cittadini non costringerà la politica a inaugurare un nuovo corso. «Siamo il 99% e voi siete l’1%», hanno gridato i giovani americani davanti al tempio della finanza statunitense. È urgente che questo grido si trasformi in azione politica.

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