Dossier ( La magia di un cammino) / Vai verso di te

di Andrea Cardellini

C’è un cammino di cui siamo la sola meta. “Vai verso di te ( fu detto ) quella è la terra promessa”. Con questo “archetipo” che parla dal profondo, ogni anno ci incamminiamo, per dare corpo alla più alta espressione di unità tra umano e divino: il viaggio. Così, calcando le vene secolari della terra (e del mito), ci prepariamo ad accogliere tutto ciò che la vita offre.
In questi anni sono cambiati i luoghi, le partenze, gli arrivi, sono cambiate le persone, i percorsi; spesso abbiamo improvvisato, finto di conoscere; ci siamo abbandonati alla strada lasciandoci condurre. Altre volte abbiamo deciso di non recedere, tornando sui nostri passi. Abbiamo reputato sbagliata una strada, un’idea, una indicazione. Ci siamo accorti, facendo largo alla bellezza, di quanto essa sia indispensabile e di quanto il silenzio, tra tutti i parlanti, abbia la voce più delicata. Insomma abbiamo messo in scena “l’esistenza” con la sua complessità e magnificenza. Una palestra a cielo aperto.
Negli ultimi due pellegrinaggi abbiamo percorso in un senso e nell’altro, il tratto di sentiero che va da Assisi a Spoleto. Quest’anno in particolare siamo partiti da Assisi. La strada ci ha mostrato subito i denti con un tratto di ripida salita all’interno d’un bosco. Le comitive di pellegrini erano molte, e tutti insieme sembravamo una carovana di minuscole formiche che mollica a mollica portavano in processione quel mistero che, al di là di fede, credo, appartenenza, chiama tutti ad andare, come dice De Andrè: “per la stessa ragione del viaggio: viaggiare”. Superato l’eremo delle carceri la strada s’è addolcita. Ora il paesaggio non era più il ventre ombroso della boscaglia ma intorno l’intera vallata si apriva come un fiore, e noi ci scoprivamo parte di quella meraviglia. Sepalo, corolla, polline, non più solo osservatori, ma sacri frammenti del cosmo.
Finalmente dopo quasi una giornata di cammino, Spello si mostrava. Un germoglio di quiete nel cuore dei ragazzi. Dopo tanto cercare, sudare, condividere, raccoglievamo il primo frutto.
È mattino, si riparte. Il percorso ci porterà da Spello fino a Trevi. Lasciata la “Splendidissima Colonia Julia” ci avviamo verso sud. Oggi il cammino ci appare ricavato a forza in luoghi che sembrano non avere spazio per l’intimità e il dialogo. Ma non esiste superficie che non sia profonda abbastanza. Sarà un tratto più impegnativo, la concentrazione dovrà essere maggiore in mezzo allo sfrecciare delle auto e a tutta una fila disordinata di fragori. Ma anche questo aspetto, in noi, ora, diventa metafora: il caos non è solo fuori e ci chiama a guardare in faccia il nostro, quello interiore. È quasi necessario annaspare nei disordini, sporcarsi le mani col fango, se si desidera incarnarsi nell’armonia. La bellezza affatto palese sembra imprigionata in un grosso blocco di pietra. A noi l’onere e l’onore dello scalpello.
Non sempre le prove ci trovano preparati al loro superamento. Anche il fallimento (per altro così umano) è simbolo della nostra condizione. Metteremo mano a quel blocco di pietra con la consapevolezza che il concetto “Michelangiolesco” di non finito è sempre dietro l’angolo. Solo a distanza di tempo, solo distaccati dall’esperienza, capiremo che in realtà non esistono fallimenti, solo momenti da attraversare che come foglie in autunno si ricompongono a terra in un perfetto tappeto.
Trevi ci accoglie. Arriviamo dall’alto, la piazza superiore è gremita di bancarelle. Un sole dorato ci rende la vita un tesoro, appagati di questo, nulla ci turba o ci offende.
Cerchiamo il monastero che ci ospiterà per la notte. Il riposo ci attende.
L’ultimo tratto del cammino, da Trevi ci porterà a Spoleto. A dispetto dei cambiamenti che di anno in anno accadono, una costante del nostro viaggio è il giorno d’arrivo: il venticinque Aprile. Il primo pensiero va subito alla liberazione dalla guerra e dal fascismo. Ma direi che è possibile, alla fine del nostro breve viaggio, inserire nel corpo di quella parola un altro significato, che accenda, la dove il tempo spegne lo “storico senso”, un senso arcaico e profondo. Liberazione da tutte le schiavitù (Esodo). Quelle che infliggiamo, quelle che subiamo, quelle che non sappiamo se siano subite o inflitte. Con l’intento di riuscire a liberarsi del superfluo, per un cammino più agile, che sappia condurci verso quel frammento divino che in noi risiede.
Si va verso Spoleto attraversando inizialmente percorsi simili a quelli della giornata precedente. Le auto e il rumore ci accompagneranno fino alle fonti del Clitunno, dove per l’ennesima volta la bellezza esploderà con tutta la sua potenza. Siamo pronti per accoglierla, anzi ormai per ribadire di possederla già. Dopo il primo stupore, certi luoghi ci danno la sensazione di esistere in noi da sempre, danno pace e armonia. Ogni altro commento che non sia sensazionale non riuscirebbe ad aggiungere granché. Da qui in poi la strada come presagio di una meta ormai a portata si snocciola lungo le rive d’un fiume, la pianura è costante e l’animo quieto. Il nostro pellegrinaggio terminerà con la visita alla chiesa di S. Sabino, dove Francesco ebbe il famoso sogno rivelatore. Da lì abbandonò le Crociate e tutti i progetti che aveva. Una febbre nella notte, una voce, forse la sua, chiese: chi vuoi seguire il servo o il padrone? “Meglio il padrone” rispose Francesco. Così abbandonò “i servi” e tornò ad Assisi in cerca di se stesso. Il resto è storia …
Mi auguro spesso una forte febbre nella notte, che possa portare a galla una voce, che sveli una strada, o getti una luce sul destino. Auguro a chiunque una simile febbre. Buon cammino. ◘

 

Verso Trevi

Certi luoghi non s’abbandonano;
e quella strada
che poetica sfila
tra esili palme mediterranee
e condomini residenziali
di me tutto mantiene
fino farsi rifugio e spirale
d’un segreto che pare insondabile.
Perfino adesso
inerpicato su alture
in cerca di un mare da aprire
o di una voce che mi sorregga
in questa luce dolciastra di fine aprile
io, la vo percorrendo.
E avvolto nel calore materno
dell’unico luogo
che ovunque ci è familiare
si fa meno amara la solitudine
meno straniero
il cuore.

di A.C. Trevi 24\4\17

 

Il martirio di San Damiano

Passata intera
la notte
ai margini del sonno
conservando tra le mani il peso
del destino che mi imponi
ad immaginare cosa
potrebbe mai innescare l’urto
delle nostre essenze
così umanamente mascherate
e in fondo bestie
annusatesi appena
e poi dimentiche.
Nulla
vorrei poter concludere
ma il volto
nello specchi del mattino
ha il pallore
di una rosa dissanguata.
Da una vuota adorazione
gettata nel martirio.

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