Dossier (La magia di un cammino) / Oh, che buon riposo!

di Sabina Ronconi

Seguendo le orme del santo di Assisi nel suo peregrinare tra La Verna e Roma, poco distante da Città di Castello, ci si imbatte nell’Eremo di Buonriposo. Alle pendici del monte Citereste, sulla destra del Tevere, l’eremo è immerso in un fitto bosco di castagni. Il romitorio originario era formato da alcune grotte che ospitavano gli eremiti. Di queste, oggi, ne rimane accessibile solo una, quella detta del diavolo per il fatto che la leggenda vuole che proprio qui il Santo fu più volte tentato dal demonio.
In una cronaca del Seicento sui santi di Città di Castello, l’eremo viene chiamato “Sante Crucis Bone Quietis” e tale denominazione così si spiega: “acquistò sito l’etimologia di Buonriposo dalle parole dello stesso san Francesco, essendo che nei viaggi, che da Assisi faceva al sacro Monte dell’Alverna, come luogo assai comodo all’orazione, segregato dalla presenza del popolo, quivi trovavasi in contemplazione a pascere lo spirito e a dare qualche stentato riposo alle affaticate sue membra, con tanta pace che, giunto che qui fosse, soleva dire: “oh, che buon riposo!”
Lo storico Muzi nella sua opera Memorie ecclesiastiche narra che San Francesco si fermò in questo romitorio nel 1213 e ancora nel 1224 di ritorno da La Verna dopo aver ricevuto le stimmate. Muzi ancora scrive che nel 1291 l’oratorio, consistente in una cappellina con annesso un orto, fu ceduto ai frati minori da Cristiano Guelfucci “per uso e abitazione dei frati, e per incremento del culto del Signore”.
Le cronache di Città di Castello cominciano ad interessarsi di Buonriposo e dei Francescani che vi abitavano nel 1352 quando la città corse il pericolo di essere assalita dai Visconti. L’Amministrazione Comunale decise di portare all’Eremo una campana da suonare in caso di pericolo. Nello stesso anno, furono aggiunti al primitivo romitorio la chiesa e il convento. Secondo documenti di archivio nel 1431 Buonriposo risulta inserito nell’elenco dei conventi Francescani del territorio di Città di Castello, frate Santuccio da Cascia è il primo guardiano dell’Osservanza presente nell’eremo che ormai ha una struttura di tipo convenutale a tutti gli effetti. Nel 1650 risulta da scritti ufficiali redatti in risposta alla bolla del Papa Innocenzo X che voleva la chiusura dei conventi con meno di 10 frati, che a Buonriposo ne vivevano 12.
Nei secoli l’eremo ospitò molti religiosi, divenuti poi celebri, come Sant’Antonio da Padova, San Bonaventura, San Bernardino da Siena il cui bastone, posto di fronte alla porta di ingresso, germogliò e divenne moro gelso o moro nero e il Beato Francesco da Pavia. Nel 1864 il convento fu ceduto a privati. Ne divenne proprietario Domenico Palazzeschi, che scrisse al padre provinciale degli Osservanti Ludovico delle Grotte di aver acquistato l’eremo nel 1873 “… soltanto per conservare intatto un luogo così caro a san Francesco e non per lucro” mostrandosi disposto a restituirlo ai Padri Osservanti ogni qualvolta lo avessero richiesto.
Oggi il chiostro è il cuore dell’eremo, circondato da un portico su cui affacciano le cellette al primo piano, mentre al piano terra sono distribuiti vari ambienti che un tempo costituivano il refettorio, la cucina e altri vani. Si accede alla chiesa passando all’interno da una sorta di criptoportico suggestivo e da qui si accede alla parte absidale dove si trovava l’antico coro ligneo andato perduto. La chiesa originaria del 1402 con pianta rettangolare nel 1641, per volontà di Pompeo Bourbon del Monte feudatario del territorio, venne modificata in stile barocco compromettendo alcuni affreschi che vennero danneggiati. ◘

 

 

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