Dossier (La magia di un cammino) / La casa dello spirito tra arte e natura

Da Città di Castello a La Verna

di Marco Montedori

Da Città di Castello al santuario de La Verna, secondo solo ad Assisi quale luogo francescano per eccellenza, si impiegano tre o quattro giorni di cammino attraverso tutta l’Alta valle del Tevere. Il percorso fra Umbria e Toscana coniuga natura, arte e spiritualità attirando ogni anno un numero crescente non solo di pellegrini in senso stretto, ma anche di turisti alla ricerca di mete “alternative”, lontano dal caos e dallo stress quotidiano, che possano offrire un ristoro soprattutto per la mente e per l’anima.
L’ideale partenza è la chiesa di San Francesco: è il nucleo della presenza francescana a Città di Castello, durata per oltre sette secoli fino al recente congedo dei frati a causa della crisi delle vocazioni. Vero e proprio scrigno d’arte in età rinascimentale, la chiesa è famosa per avere ospitato lo “Sposalizio della Vergine” di Raffaello, oggi a Milano, e la “Adorazione dei pastori” di Luca Signorelli, ora a Londra. Da qui l’itinerario conduce sul versante occidentale della valle verso la Montesca. Salendo si giunge al suggestivo Eremo di Buonriposo (di proprietà privata), che secondo la tradizione deriverebbe il suo nome proprio da un luogo in cui il Poverello amava sostare lungo il cammino verso La Verna. L’eremo avrebbe ospitato anche figure di spicco come sant’Antonio da Padova, san Bonaventura, san Bernardino da Siena e il beato Francesco da Pavia. Le grotte vicine, utilizzate come romitorio fin da tempi antichi, ospitarono decine di sfollati durante la Seconda guerra mondiale.
La tappa successiva è il borgo di Citerna, celebre per i suoi scorci medievali e per la riscoperta Madonna in terracotta di Donatello. Qui si ricorda in particolare un aneddoto legato alla vita del santo: mentre si trovava a predicare su un’altura (in seguito chiamata Monte Santo) si appoggiò a una quercia piena di formiche: Francesco ordinò loro di andar via e le formiche miracolosamente ubbidirono. Su questo colle sorse il “Conventino degli Osservanti”, la prima comunità francescana di Citerna.
Scendendo per i dolci declivi dell’Altotevere si giunge a Borgo Sansepolcro: famosa in tutto il mondo per essere la città di Piero, vanta anche una lunga tradizione di pellegrinaggi. Le origini del paese sono infatti legate, secondo la leggenda, a due pellegrini, Arcano ed Egidio, che nel X secolo di ritorno dalla Terra Santa si fermarono in Valtiberina dove, per un segno divino, decisero di restare e costruire una piccola cappella per custodire delle sacre reliquie portate da Gerusalemme. Risalendo il torrente Afra e piegando a est verso il confine umbro, ci si arrampica fino al sacro Eremo di Montecasale, luogo francescano di antichissima tradizione, immerso nei boschi tra rocce e torrenti. “Qui hanno dimorato tre santi: Francesco, Antonio e Bonaventura. Qui tre empi briganti hanno vissuto come santi. Qui numerosi venerabili morirono nel Signore. Pertanto beati quelli che abitano in questa tua casa, Signore!”: è quanto recita un’iscrizione posta nella cappella dell’eremo. Qui tutto parla di Francesco e della semplicità francescana. All’interno si conserva, nell’oratorio, la pietra che sarebbe servita da letto; due teschi sarebbero appartenuti ai tre ladroni dei quali le fonti francescane raccontano la conversione. All’esterno ci sono il Sasso Spicco, dove si narra che Francesco gareggiasse con l’usignolo nel cantare le lodi di Dio, e l’orticello (tuttora utilizzato) in cui, secondo la tradizione, Francesco verificò l’obbedienza di due giovani desiderosi di diventare frati, ordinando loro di piantare i cavoli con le radici all’insù. Solo uno dei due seguì l’indicazione del Poverello, che respinse l’altro dicendogli: ”Fratello, vedo che sei un gran maestro, vai per la tua via, perché non sei adatto per il mio Ordine” (Bartolomeo da Pisa).
“Chi ha visto La Verna senza vedere il Cerbaiolo, ha visto la mamma ma non ha visto il figliolo”: così il detto di tradizione orale diffuso in tutta l’Alta valle del Tevere. Da Montecasale un sentiero di alta collina immerso nei boschi dell’Alpe della Luna, passando per il borgo di Montagna e il rifugio La Spinella, porta fino al valico di Via Maggio (983 metri), da dove in breve tempo si arriva al Cerbaiolo. Scarse sono le notizie storiche accertate sulla presenza di Francesco in questo luogo, ma la tradizione locale ricorda che sant’Antonio da Padova si sia ritirato qui a pregare. Sorto originariamente come monastero benedettino, nel 1216 passò ai francescani, che restarono fino al 1700. Distrutto durante la Seconda guerra mondiale negli scontri tra i partigiani e le truppe naziste, fu ricostruito grazie alla dedizione di un’eremita della Piccola Compagnia di santa Elisabetta, Chiara. Punto di riferimento per chiunque si trovasse a transitare lungo il cammino o avesse bisogno di una parola di conforto, Chiara è morta nel 2010. Oggi un altro asceta vive negli spazi dell’eremo.
È agevole l’ultima tappa del cammino che, attraversando il paese di Pieve Santo Stefano, conduce allo sperone roccioso dove sorge, immerso in una foresta secolare, il santuario de La Verna, la montagna sacra che non ha bisogno di presentazioni. Natura e spiritualità si fondono nel luogo che vide Francesco, secondo le fonti, ricevere le stimmate nel 1224, due anni prima della morte. “Nel crudo sasso intra Tevere e Arno da Cristo prese l’ultimo sigillo, che le sue membra due anni portarno”: così i versi della Divina Commedia (Purgatorio, XI) hanno immortalato uno dei luoghi più cari al Poverello di Assisi, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo ma che rimane, ancora oggi, un rifugio incontaminato per chi è alla ricerca di quiete e riflessione. ◘

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