Dibattito/Parola d’ordine: dialogo dal basso

A Città di Castello incontro in occasione della Decima giornata del dialogo cristiano-islamico

di Elide Ceccarelli

Il messaggio viene dall’incontro svoltosi venerdì 4 novembre presso l’aula magna del Liceo Classico di Città di Castello. Quest’ultimo insieme a Caritas, Comune e le associazioni musulmane “Argana” e “Insieme per un futuro sereno”, ne sono i promotori. L’occasione è la Decima giornata del dialogo cristiano-islamico istituita, in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001, su proposta di cristiani preoccupati che conseguenza unica potesse essere lo “scontro delle civiltà”. Durante questa giornata, da dieci anni a questa parte, si realizzano incontri e manifestazioni in tutta Italia.
Oggi la platea, che ha rinunciato a una anonima serata davanti al televisore, è abbastanza folta, a occhio si divide a metà tra italiani e musulmani. A coordinare è il vice presidente della Caritas, Pier Luigi Bruschi. Dopo i saluti dell’assessore alle politiche sociali Andreina Ciubini, apre i lavori Mostafa El Ayubi, caporedattore della rivista Confronti di Roma, che entra subito nel vivo della questione. Il titolo dell’incontro è: “Dialogo, pluralismo, democrazia: il nostro comune orizzonte”.
La Costituzioni italiana, pilastro della nostra Democrazia, sancisce sia il “diritto di professare liberamente la propria fede religiosa” (art. 19) sia i rapporti delle confessioni religiose attraverso “intese con le relative rappresentanze” (art. 8).
In un paese come l’Italia che ha 5 milioni di immigrati, di cui uno e mezzo circa di religione islamica, non c’è ancora un’intesa che ne regoli i rapporti con lo Stato (così come non c’è per buddisti, induisti, ecc.). Ecco la democrazia incompiuta, ecco la democrazia formale che dichiara di tenere conto delle minoranze per poi ostacolarne in molti modi il percorso di inclusione. E gli oltre 700.000 minori presenti in Italia, di cui circa 300.000 nati sul territorio? È necessario ridiscutere il principio di ius sanguinis che non consente a questi ultimi di essere considerati cittadini di questo Paese perché nessuno dei due genitori è di origine italiana.
E allora, si può parlare di Pluralismo quando non c’è riconoscimento del valore dell’altro e viene ostacolata in molti modi l’accoglienza? E di conseguenza, quale Dialogo è possibile? Si chiede El Ayubi. In tempi come questi, in cui la crisi sembra risvegliare atteggiamenti di chiusura e di diffidenza, il dialogo è l’unica, vera, potente arma contro il precipitare degli eventi. Da qui, il ruolo fondamentale delle comunità islamiche in Italia. Un atteggiamento di chiusura, rifiuto e diffidenza può dare spunto a risposte istituzionali punitive, e innescare un meccanismo perverso di discriminazione e emarginazione che non può che favorire devianze e fondamentalismi, di cui le istituzioni a loro volta si devono fare carico. La scelta di coltivare, invece, un dialogo positivo, allontanando le tentazioni di isolamento, può stimolare scelte diverse da parte dei governanti e tracciare il solco per il comune orizzonte: quello di una società multietnica, pacifica e conviviale.
Per le istituzioni locali interviene Alessandro Vestrelli, dirigente regionale che si è occupato molto di immigrazione e cooperazione internazionale. Il fenomeno dell’immigrazione è innanzitutto una sfida, perché la compresenza di religioni diverse porta a interrogarci sulla necessità di adeguarci ai tempi che ci sollecitano. Ne è la dimostrazione il ruolo svolto dalla tecnologia delle comunicazione nelle rivolte morali ed etiche che hanno travolto Tunisia ed Egitto prima, e altri paesi della costa sud del mediterraneo poi, con conseguenze non sempre condivisibili. Ma questa esplosione giovanile di voglia di libertà contro le dittature è un segnale di rinnovamento che ci fa percepire il cambiamento. Un cambiamento che non può non essere complesso e difficoltoso ma che occorre favorire partendo dalle piccole cose, da iniziative positive diffuse. Ne sono un esempio i Corsi di prossimità, finanziati da un Fondo Europeo per l’integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi, finalizzati all’insegnamento della lingua italiana, contrastando anche le resistenze che possono provenire dalle famiglie stesse.
L’ultimo intervento ha il volto di una donna italiana, di origine siriana, che con slancio identitario e la bandiera della Siria intorno al collo, si fa portavoce di un popolo che sta combattendo, con il suo tributo di perdite innocenti, un regime oppressivo che non esita a usare le armi contro civili inermi. Asmae Dachan, giornalista del mensile “Mondo lavoro”, ci parla di una democrazia che deve essere portatrice di pluralismo che a sua volta può essere tale solo nel «rispetto delle differenze» che non sono necessariamente motivo di divisione. Un dialogo costruttivo è importante, con la mente aperta, per conoscere e valorizzare le affinità che legano cristianesimo e islam sia da un punto di vista teologico che sociale.

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