CULTURA/Antonio Moresco al Fondino

di Marco Baldicchi

Nel silenzio assoluto di quasi tutti i mezzi di informazione locale si è svolto al “Fondino” un incontro che rimarrà negli annali di questa città.
Lo scrittore Antonio Moresco, in occasione di “finoinfondofestival”, è intervenuto sabato 5 dicembre nella storica sede dell’associazione in Via Guelfucci per parlare della sua letteratura.
Ha condotto l’incontro Lorenzo Alunni, che da tempo conosce Moresco e ne è amico. Grazie a lui il numeroso pubblico accorso è rimasto due ore in rapito ascolto.
Originale lo spunto da cui ha preso il via la serata: partire dagli incipit di alcuni romanzi di Moresco per dipanare le fila di un ragionamento a cui l’autore non si è sottratto, anzi, ha trascinato gli astanti attraverso profondità che solo chi ha fatto della letteratura la sua vita e della vita letteratura, è in grado di sondare. E il risultato è stato sorprendente.
Antonio Moresco ha cominciato col parlare dei propri inizi e di come, dopo una giovinezza quanto mai travagliata e sperperata nell’utopia di una militanza politica fallimentare, che alla fine lo ha lasciato solo e disperato, abbia reagito con la forza della disperazione, riuscendoci attraverso la forza della scrittura, e dello scrivere. «Trovandomi con le spalle al muro, l’unica cosa che potevo fare era andare avanti, perché andare più indietro non era possibile». Queste più o meno le sue parole. Facendo di giorno i lavori più disparati e umili, la notte scriveva nel monolocale che divideva con la famiglia, una moglie e una figlia piccola, accomodando nel bagno, alla bell’è meglio, l’unico tavolino che aveva. Una vita dura, e un quindicennio di rifiuti da parte di tutti gli editori cui mandava i manoscritti.
Davanti al pubblico presente si è venuto via via dipanando il racconto di una vita che, a un certo punto, è divenuta un tutt’uno con la letteratura. Lo scrittore ha spiegato anche come certi fatti di cronaca sono entrati, trasfigurati, nei suoi libri; laddove ha ravvisato in quelli un segno o un’immagine utile alla sua poetica.
Così, passando dall’uno all’altro libro, abbiamo scoperto una persona vera che è capace di mettersi a nudo davanti a perfetti sconosciuti, perché «…è solo così, facendo vedere la tua ferita, che l’altro ti mostra la sua». Anche queste sono pressappoco le sue parole.
Alla fine un regalo, un altro: ci ha letto il testo di un suo libro d’artista, che ha realizzato col pittore Giuliano Della Casa, proiettando in contemporanea le immagini a corredo del testo. Il testo composto da “preghierine”, rivolte ad animali, quasi tutti reali tranne l’ultimo, che ha mostrato un aspetto “altro” di Moresco, quello forse più vicino al suo libro di favole, scritte per sua figlia, col quale ha vinto il premio Andersen. Una serata che ha lasciato un segno profondo in chi era presente, che ha fatto vedere con occhi nuovi, oltre che toccare con mano, il lavoro di uno scrittore. Un impegno, questo del “Fondino”, che speriamo non mancherà in futuro, anche se la storica sede ha ormai chiuso i battenti. Un’Amministrazione attenta non deve mancare di dare un supporto, quantomeno logistico, a dei giovani che in questi anni hanno organizzato incontri, mostre, concerti, riappropriazioni debite di spazi pubblici, che si sono distinti per l’intelligenza e la freschezza.
Grazie Fondino, faro di luce nelle nebbie valtiberine.

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