Cultura / Messa in stato d’accusa di Romina Tarducci

La notizia dirompente di un’indagine a carico del fondatore dell’Associazione Nazionale Un Punto Macrobiotico (di seguito denominata UPM) Mario Pianesi, della moglie e di due collaboratori, ha turbato l’opinione pubblica in questi giorni di metà marzo.
Al netto dei capi d’imputazione e della situazione personale degli indagati (che affido a una magistratura che non sempre mi rassicura nel suo modus operandi) è ciò che ho trovato nei giornali e siti d’informazione che mi spinge ad occuparmi della questione. Le mie considerazioni nascono dalla mia decennale frequentazione dei ristoranti UPM e dal servizio che vi ho prestato per oltre tre anni.
Le teorie strampalate riguardanti l’organizzazione dell’associazione e delle realtà a essa collegate, i giudizi sommari sull’alimentazione e la cultura macrobiotica, le omissioni dei numerosi riconoscimenti ricevuti da Mario Pianesi e delle sue collaborazioni con ricercatori, medici e rappresentanti delle istituzioni, dal punto di vista mediatico hanno tracciato uno scenario inquietante e assolutamente fuorviante. Potrei certamente confutare molte delle accuse mosse ai capi-centro (ossia i proprietari dei ristoranti o laboratori UPM) di essere una sorta di emissari di quella che è stata definita una “psico-setta”, ma mi limiterò a riportare dati reali, incontrovertibili, grazie ai quali il lettore potrà formulare lucide considerazioni.
L’associazione Un Punto Macrobiotico opera da oltre trent’anni nel campo dell’alimentazione e dell’agricoltura naturale conoscendo una crescita e un’espansione progressiva e inesorabile frutto di risultati esperenziali e sperimentali notevoli. Nei ristoranti e nei laboratori affiliati impiega centinaia di addetti; i soci sono attualmente circa 90.000. Fatte le dovute proporzioni e senza tema di smentita posso affermare che in Italia sono migliaia le persone che hanno ottenuto benefici in termini di salute dall’adozione dell’alimentazione sana e dello stile di vita ispirati dalla Macrobiotica Pianesiana. Il mutamento dei consumi delle persone che hanno metabolizzato l’esigenza di migliorare la propria condizione ha inevitabilmente comportato una contrazione nel consumo di alimenti industriali, carne, latticini, farmaci.
Le sperimentazioni cliniche delle diete macrobiotiche pianesiane effettuate negli anni hanno aperto straordinarie prospettive sia nella prevenzione primaria che nella gestione di malattie croniche e invalidanti, in primis il diabete mellito di tipo 2.
A tal proposito è utile ricordare che i profitti delle case farmaceutiche per la terapia del diabete sono calcolati (temo per difetto) in almeno 8 miliardi di dollari, senza considerare i farmaci e i costi sanitari delle patologie correlate. Ultimo, ma non in termini di importanza, è il preziosissimo recupero, operato dall’Associazione UPM, di numerose varietà di semi antichi e del miglioramento genetico naturale ottenuto su di essi. Considerando l’interesse delle multinazionali dell’agro-chimica per l’acquisizione di brevetti sul vivente e la pericolosità delle manipolazioni genetiche è icastica l’avversione che esse possono nutrire per l’operato della Macrobiotica Pianesiana.
Ne risulta che, al di là delle resp
onsabilità personali che verranno presto o tardi accertate, sono numerosi i gruppi di potere o i soggetti economici che trarrebbero vantaggio dall’indebolimento della realtà di Un Punto Macrobiotico.
Ciò dovrebbe far riflettere attentamente sia sulla pervasività e la potenza di fuoco di questi poteri, sia sulla condizionabilità dell’informazione. La prima e più potente risposta che la collettività può contrapporre è il consumo consapevole, che premi le realtà come UPM, portatrici di valori indispensabili alla salvaguardia della vita sul pianeta. 

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