Città di Castello/Sale espositive? inadeguate

E´ sempre molto difficile allestire mostre

Il Quadrilatero è bello ma inaccessibile. Al palazzo del Podestà invece manca tutto. Porta compresa

di Alvaro Tacchini

Con l’allestimento della retrospettiva sulla storia della Fattoria Tabacchi proprio nella sua sede di via Oberdan, il Centro Fotografico Tifernate ha ulteriormente arricchito la sua già straordinaria esperienza in merito agli spazi espositivi utilizzabili a Città di Castello. In 30 anni di attività, ha messo su mostre nel loggiato, nel Quadrilatero e nella Sala degli Specchi di Palazzo Vecchio Bufalini; nella saletta al pianterreno dello stesso palazzo che ospita attualmente l’Ufficio Turistico; al pianterreno, al piano nobile e nel giardino di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio; nell’ex cinema di Sant’Egidio e nell’ex chiesa di Santa Croce; nella sala del Palazzo del Podestà e, di fronte, nell’ex sede del Monte dei Paschi; nella Tipografia Grifani-Donati e nell’atrio del Palazzo Comunale; nel salone della Cassa di Risparmio e nella sede della biblioteca comunale; nella Galleria Il Pozzo e nella sala capitolare del convento di San Francesco; in un localetto in via di Bindo e in un fondo in via del Piccione; nella Libreria Paci e in un appartamento privato di fronte alle Salesiane; nel Duomo di sotto e nel parco dell’Ansa del Tevere; nelle vetrine dei negozi del corso e sulle finestre dei palazzi che danno sulla piazza. Infine, appunto, nella sede della Fattoria. Si ha quindi l’esperienza per parlare con cognizione di causa del problema degli spazi espositivi a Città di Castello; e pure il diritto di rivendicare, per le mostre di qualità da allestire localmente, sedi adeguate, decorose, attrezzate.
Lasciando perdere ogni altra avventurosa sistemazione, negli ultimi anni le mostre di arti visive sono state stabilmente ospitate nel Quadrilatero di Palazzo Bufalini (se di cospicue dimensioni) e al pianterreno del Palazzo del Podestà. Con seri problemi, in ambedue i casi, che necessitano di interventi nell’interesse stesso della cultura tifernate e della sua popolazione. Vediamoli nel dettaglio.

Quadrilatero
Spazio espositivo centrale, ampio, suggestivo, bene illuminato, adatto per grandi mostre, con splendida veduta sulla piazza. Però si trova al primo piano del palazzo e senza ascensore. Per raggiungerlo bisogna “inerpicarsi” su per due lunghe rampe di scale. Impossibile per i portatori di handicap e per chiunque abbia problemi di deambulazione; assai problematico per molti anziani e cardiopatici. Fare le mostre “lassù” significa escludere in partenza – ingiustamente – molti che potrebbero essere interessati; e che hanno come tutti il diritto di godere della cultura. In una città che – insieme ai tanti portatori di handicap – ha oltre 2.400 residenti con più di 80 anni di età, non rendere fruibili gli spazi culturali a tanta gente è quindi una colpa grave. Specie per amministrazioni che si proclamano, per molti aspetti giustamente, democratiche e popolari.
Esistono altri problemi. I servizi igienici sono in coabitazione con il Circolo Tifernate e in alcune circostanze possono non essere disponibili. Inoltre tale coabitazione, che comporta spesso la concomitanza con altre iniziative in spazi limitrofi, rende rischioso organizzare mostre con oggetti e documentazione di valore, vanificando l’esistenza del sistema di allarme e facendo ricadere su organizzatori e promotori responsabilità molto gravi.
Palazzo del Podestà
Per mostre di più modeste dimensioni, è questa la sede prediletta dai castellani. Tanto richiesta, che le prenotazioni hanno ormai già coperto quasi tutto il 2012. Vi si riesce a mettere in piedi una mostra con poche strutture e a costi ridotti. Inoltre l’ingresso dà sul transitatissimo corso Cavour e ciò garantisce un sicuro afflusso di pubblico: “prende il passeggio”, si dice. Tuttavia ci sono diverse cose che non vanno e che impediscono di valorizzare tale sede al meglio e di darle il giusto prestigio. Innanzitutto manca una porta a vetri che faccia da diaframma tra strada e sala espositiva: d’inverno all’interno si rintanano freddo e umidità, bisogna starci col cappotto. E manca il riscaldamento. Inoltre bisognerebbe collocare delle strutture permanenti, compatibili con l’ambiente architettonico. Si eviterebbe il via vai di pannelli posticci e si permetterebbe agli espositori di appendere le proprie opere su supporti consoni ed eleganti. C’è di più. Questa sala espositiva non riuscirà mai ad acquisire prestigio nel mondo artistico finché sarà adibita anche a biglietteria per il Festival delle Nazioni o a sala mostra di prodotti dell’agricoltura e del bosco, tanto per fare degli esempi. Non è decoroso. Per altre cose devono trovarsi altri spazi. Se non lo si arriva a capire, non ci si solleva da un provincialismo di fondo che ancora condiziona il modo di presentare l’arte a Castello.
Si pensi a tal proposito che, per ottenere la sala del Palazzo del Podestà, basta chiederla all’ufficio comunale preposto, scegliere il periodo tra quelli non ancora prenotati e sobbarcarsi le modeste spese organizzative qualora non ci sia l’intervento finanziario municipale. Senza nessun filtro. Una sede che inghiotte, come si suol dire, “brodo e acini”, non sarà mai – piacerebbe leggerlo in futuro nei cataloghi artistici – “la prestigiosa sala espositiva di Palazzo del Podestà di Città di Castello”. Proprio per alleggerire la pressione di tante richieste che si riversano su questa sala, non sarebbe opportuno individuare un’altra sede espositiva centrale, idonea ad ospitare diversi tipi di eventi? Recentemente si è talvolta usata l’ex chiesa di Sant’Apollinare. è ampia, decorosa, quasi sulla piazza. Non meriterebbe, da parte del Comune, acquisirla per eventi culturali?

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