Città di Castello/Le solite promesse. o forse è la volta buona?

La Raccolta Civica ha i giorni contati, dice Franco Dinarelli. Ma l’assessore minimizza

di Enzo Rossi

È ormai trascorso oltre un anno da quando l’altrapagina nel novembre 2009 lanciò l’allarme. “La Raccolta civica perde pezzi” titolammo l’articolo nel quale si chiedeva conto all’Amministrazione comunale del perché i reperti più importanti della Raccolta fossero emigrati al Museo Archeologico di Perugia. E perché nonostante i buoni propositi già espressi dal sindaco Cecchini in occasione della mostra del 2004 Alle radici della città. Testimonianza archeologiche di Tifernum Tiberinum, Città di Castello non avesse ancora il suo museo archeologico. Una risposta tranquillizzante arrivò a fine gennaio 2010 dall’assessore Rossella Cestini. «Nella pinacoteca comunale – dichiarò l’assessore in risposta a una interpellanza del consigliere Morini – si dispone di una nuova ala, un luogo dove poter allestire il museo civico, con i reperti che vanno dalla preistoria in poi». E poi aggiunse: «Gli 11 reperti della collezione civica sono stati portati via dalla Soprintendenza, che ne è proprietaria, perché è stato rilevato che la collocazione in biblioteca per le caratteristiche dei pezzi in bronzo non fosse idonea […] È stata comunque assicurata la massima disponibilità per la restituzione del materiale…».
Tutto a posto, insomma. Non restava che aspettare che la nuova ala della Pinacoteca fosse pronta. Sarà forse questione di qualche mese, si sono detti i soci fondatori della Raccolta Civica che nel 1974 avevano donato tutti i reperti alla città, poi finalmente tutto il materiale avrebbe trovato, dopo oltre 35 anni, una collocazione adeguata. In realtà è passato ormai un anno ma della Raccolta Civica non se ne è saputo più nulla. Così, Franco Dinarelli, uno dei fondatori dell’Associazione, ha preso carta e penna e ha di nuovo sollevato la questione. Nella sua lunga e accorata lettera Dinarelli ripercorre le travagliate vicissitudini del materiale di grande interesse (la sezione paleontologica è seconda solo a quella di Pietrafitta) rinvenuto nei dintorni di Città di Castello: dalle difficoltà a trovare una sede, alla successiva collocazione in uno spazio del tutto inadeguato dove «i reperti sono stati seppelliti da un cumulo di scartoffie», fino all’intervento della Soprintendenza che ha deciso di portare nel museo archeologico di Perugia gli undici pezzi più belli della collezione storica. Non si poteva fare altrimenti, commenta sconsolato Franco Dinarelli, vista «l’inadeguatezza del luogo e l’incuria con cui erano conservati». La lettera si conclude con una considerazione amara: «La Raccolta Civica ha i giorni contati; di essa rimarranno forse solo delle fotografie disperse in qualche archivio […] Le nuove generazioni non ci perdoneranno mai la miopia e l’incuria che abbiamo avuto nel conservare le testimonianze della storia del nostro territorio andate perdute per sempre».
Secondo l’assessore Cestini invece «l’attuale sistemazione dei pezzi restanti della Raccolta è decorosa». E questo sarebbe dimostrato dal fatto che numerose scolaresche continuano a visitarla. Per i reperti esposti a Perugia è già stata formalmente presentata una richiesta di restituzione. Comunque, aggiunge, l’intervento di recupero è ormai alla battute finali e presto sarà attivato un gruppo di lavoro per discutere della disposizione del materiale nella nuova sede. Sui tempi però Rossella Cestini è molto cauta: contiamo di partire nei primi mesi del 2011.
«Speriamo che sia la volta buona» replica scettico Franco Dinarelli. Dopo anni di promesse non mantenute, è difficile essere ottimisti. Ma questa volta non dovremo attendere molto per capire come andrà a finire.

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