AMBIENTE/I rifiuti? Una risorsa

A Cesena la società Hera ha realizzato un impianto d’avanguardia per il trattamento dei rifiuti. Intervista al direttore Enrico Piraccini

di Mario Tosti

Sono venuto a conoscenza di un impianto d’avanguardia di trattamento dei rifiuti, ubicato a Cesena, attraverso una recensione di “Leonardo” a Rai3, nota per il rigore con cui divulga le novità scientifiche.
Per illustrare ai lettori de l’altrapagina l’argomento mi sono messo in contatto con l’ing. Enrico Piraccini, direttore dell’impianto per la digestione anaerobica dei rifiuti organici realizzato a Cesena, che è stato insignito del premio “Sviluppo sostenibile 2010”, riservato alle dieci migliori tecnologie verdi in Italia, in occasione della fiera Ecomondo di Rimini, con la motivazione che le soluzioni adottate promettono di rivoluzionare il settore della produzione di energia da biomasse.
L’ing. Piraccini si è gentilmente reso disponibile a rispondere alle mie domande.
Ingegnere, ci può indicare i soggetti che hanno promosso e realizzato l’impianto e la sua configurazione tecnica generale?
«Molto volentieri. L’impianto, che rientra nel “progetto Biomasse” di Hera , società proprietaria, è stato realizzato da Romagna Compost a partire da una tecnologia tedesca: è l’unico esempio in Italia di applicazione di un innovativo sistema e tra i primissimi impianti su larga scala in Europa, essendo entrato in funzione alla fine del 2009. Romagna Compost è una società controllata per il 60% dal gruppo Hera, con la partecipazione di un nutrito gruppo di imprenditori locali. Il processo mira a valorizzare la frazione organica dei rifiuti urbani, riducendo lo smaltimento in discarica e le emissioni di gas serra e producendo per contro energia elettrica e fertilizzanti».
Su quali tecnologie è basato?
«Dal punto di vista tecnologico, prende a modello l’apparato digerente di un ruminante: fondamentalmente, si tratta di un processo anaerobico di fermentazione che trasforma i rifiuti organici non solo in compost ma anche in biogas a base di metano utilizzato per produrre calore ed energia elettrica. Quindi tratta lo scarto umido alimentare, che rappresenta circa il 20% del rifiuto urbano e non può essere bruciato: il rifiuto viene triturato e chiuso per 30 giorni in un “garage” pressurizzato alto 5 metri, lungo 18 e largo 19, a una temperatura di 37 gradi. Qui viene digerito dai batteri inoculati, producendo un gas costituito per il 60% da metano, che è aspirato, trasformato in calore e utilizzato: in parte per riscaldare i garage stessi, in parte per produrre energia elettrica che viene immessa nella rete».
Quali sono le particolarità dell’impianto che lo caratterizzano rispetto a quelli tradizionali per la produzione di compost?
«Gli impianti di compostaggio tradizionali mirano soprattutto a trasformare i rifiuti organici in compost, per cui l’obiettivo è una riduzione dei rifiuti; il nostro impianto oltre a ridurre i rifiuti produce energia rinnovabile, per cui si pone a cavallo tra il settore rifiuti e il settore energetico. In secondo luogo, il processo anaerobico di trattamento consente di trasformare le sostanze che normalmente producono cattivo odore in gas metano, per cui gli impatti odorigeni sono molto inferiori a quelli prodotti normalmente da un impianto di compostaggio».
Quali sono i numeri in gioco, in termini di investimento e di capacità produttiva.
«L’impianto, costato 7,5 milioni di euro, a regime sarà in grado di produrre complessivamente 8mila Mwh l’anno di energia elettrica, pari al 10% di quella consumata dai cittadini di Cesena per le loro abitazioni e 8mila tonnellate di compost biologico. Per quest’anno si stimano 3mila tonnellate di rifiuti trattate e dai 5 ai 6 milioni di Kwh generati, oltre al compost certificato per agricoltura biologica, utilizzabile come terriccio per vasi o fertilizzante nei campi».
Può indicarci la dimensione ottimale del bacino di utenza dell’impianto in grado di saturarne la capacità produttiva a regime?
«Considerato che una persona produce mediamente 150 kg di rifiuto organico umido e che gli impianti attuali trattano oltre 30.000 tonnellate annue di rifiuto, si può stimare un bacino di utenza per i soli rifiuti domestici (escludendo quindi apporti agro-industriali) di circa 200.000 abitanti».
Si prevede che i costi di gestione a regime saranno coperti dal valore di mercato dell’energia e del compost?
«I costi di gestione sono influenzati fortemente dai valori di smaltimento dei rifiuti prodotti nel processo (inerti, sportine, acque di scarico, ecc.) che variano da regione a regione, per cui non è possibile fare un bilancio di questo tipo; sicuramente si può dire che l’impianto, grazie agli incentivi sull’energia rinnovabile prodotta, è più remunerativo di un impianto tradizionale di compostaggio, ma è anche più costoso come realizzazione».
Sarebbe interessante sapere quale è stato il grado di accoglimento dell’impianto in fase di presentazione del progetto e se esistono problemi con la popolazione durante il funzionamento in esercizio.
«Al momento l’impianto ha avuto un’ottima accoglienza da parte dei residenti nel quartiere, visto che il suo potenziamento ha notevolmente migliorato la situazione dei cattivi odori!».
Grazie a lei ed alle sue collaboratrici. Buon lavoro.

Non posso non concludere queste righe senza sottolineare la straordinaria efficienza e gentilezza con cui è stata soddisfatta la nostra richiesta di informazioni, che evidenzia un modo di lavorare esemplare. È una conferma che autorizza ottimismo per il futuro della nostra società, così stordita e umiliata da risse, grida e licenze che galleggiano sopra il corpo sano della moltitudine che pensa e lavora.

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