Aiutiamoli a casa loro… come?

di Antonio Guerrini

Il Governo ne fa una giusta e subito la sconfessa con un’altra sbagliata. Dopo aver difeso il diritto alla cittadinanza italiana con lo “Ius soli”, Renzi ha affermato che «il nostro paese non può accogliere tutti e che bisogna aiutarli davvero a casa loro». Di fatto, l’uscita dell’ex premier e attuale burattinaio di Palazzo Chigi ha il merito di fare chiarezza su un sentimento diffuso nella sinistra. Il suo orologio è rimasto fermo sul tema della migrazione così come, precedentemente, si era arrestato sulla questione ecologica e sulla globalizzazione neoliberista. E il fenomeno migratorio è figlio di entrambe. Dunque sulle rive del Mediterraneo, assieme alle imbarcazioni che affondano si è arenata anche la coscienza infelice di una sinistra smarrita. Così si scopre che la campagna elettorale della Lega, del Pd e del M5S è veramente iniziata e si giocherà sulla pelle della miseria del mondo.
Cosa significa infatti la frase “aiutiamoli a casa loro”, e quell’avverbio rafforzativo “davvero”, come a significare che fino a ora il toro non è stato preso per le corna.
Si può aiutare a casa propria solo chi vuol essere aiutato e soprattutto chi la casa ce l’ha. Ma gran parte delle popolazioni africane non solo non hanno più casa, ma hanno perso anche la voce: non hanno più nemmeno le parole per gridare la propria disperazione. Si tratta di una frase spaesante nel senso che afferma una cosa vera in un contesto che ne sovverte i termini di comprensibilità e compatibilità. Produce l’effetto di quella altrettanto inutile e irritante pronunciata da Maria Antonietta davanti alla folla parigina inferocita che chiedeva pane e alla quale lei rispose: «dategli delle brioches». Quello che gli europei si apprestano a fare è esattamente questo. Senza capire perché la gente scappi o affronti il “rischio morte” pur di uscire dalla propria miseria e schiavitù, si appresta a distribuire brioches, che in termini concreti sono aiuti materiali massicci in cambio del contenimento del flusso migratorio verso il Mediterraneo. Le cose saranno fatte a regola d’arte per evitare che questi cadano in mano alle mafie locali e internazionali, ma la sostanza è solo una: che si fermino i migranti costi quello che costi. E a proposito di costi, i conti sono conosciuti da tempo. Per ogni dollaro investito nei paesi sottosviluppati l’Occidente ne ricavano tre di utili. L’Africa è in preda a una esplosione demografica esponenziale: il 6/7% contro l’1,5/1,8%dell’Europa. La vita media in Africa è di 18/19 anni, in Italia oscilla tra 45/46 anni. Le multinazionali e stati nazionali come Cina, Brasile, Francia, Germania, Italia hanno confiscato il 43% delle terre fertili africane per le proprie utility e per soddisfare i fabbisogni nazionali. In Mali, in Niger e paesi limitrofi si estrae uranio che alimenta le centrali nucleari francesi e di altri paesi. Nel Congo si combatte da anni una guerra silenziosa che ha fatto centinaia di migliaia di morti nel disinteresse globale, per accaparrarsi il diritto di sfruttamento delle miniere di coltan e tungsteno, i due ingredienti necessari all’infrastruttura tecnologica dell’intero Occidente. Nel Congo si sta progettando la diga più grande del mondo per produrre energia da dirottare in Europa. L’elenco sarebbe ancora molto lungo e capace di dimostrare in modo inoppugnabile che il volto dell’Occidente conosciuto dagli africani è quello delle multinazionali, a cui gli stati nazionali assicurano le necessarie coperture politiche e diplomatiche, per poter compiere le loro attività di rapina.
La domanda che si pone è questa: può l’Occidente che vive letteralmente sulle spalle del continente nero cambiare una politica funzionale strutturalmente al mantenimento dei suoi stili di vita? Trump ha già reso esplicito quello che gli europei non riescono a dire: «Lo stile di vita americano non è negoziabile». Che significa: «Difenderemo i nostri interessi in qualsiasi parte del mondo essi siano a rischio». Per questo l’unico aiuto che l’Occidente dà all’Africa sono armi e guerre umanitarie. Sviluppare una economia cooperativa centrata sul Mediterraneo è quello che occorrerebbe per aiutarli a casa loro, ma ciò confligge con gli interessi strutturali di quella neoliberista. L’ipocrisia dell’Occidente non conosce limiti come il suo modello di sviluppo. ◘

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